Meran entra nel carcere “speciale” di Verona

Il killer della Questura trasferito in una casa circondariale dotata di una sezione per la gestione dei detenuti psichiatrici
Un fermo immagine del video diffuso dalla Questura di Trieste sulla sparatoria avvenuta venerdi scorso e che inquadrano Alejandro Stephan Meran, l'assassino degli agenti Pierluigi Rotta e Matteo Demenego. ANSA/POLIZIA DI STATO +++EDITORIAL USE ONLY - NO SALES+++
Un fermo immagine del video diffuso dalla Questura di Trieste sulla sparatoria avvenuta venerdi scorso e che inquadrano Alejandro Stephan Meran, l'assassino degli agenti Pierluigi Rotta e Matteo Demenego. ANSA/POLIZIA DI STATO +++EDITORIAL USE ONLY - NO SALES+++



L’assassino dei poliziotti Pierluigi Rotta e Matteo Demenego, il ventinovenne dominicano Alejandro Augusto Stephan Meran, è stato trasferito ieri nella casa circondariale di Verona-Montorio.

Una struttura evidentemente più adeguata rispetto al Coroneo per gestire il detenuto anche sotto il profilo psichiatrico: Meran nelle scorse settimane aveva manifestato un comportamento nervoso e aggressivo nei confronti degli agenti di polizia penitenziaria. E si era anche rifiutato di assumere i farmaci prescritti.

Un atteggiamento insofferente, quello del dominicano, già evidente all’indomani dell’omicidio in Questura avvenuto il 4 ottobre scorso. Dopo aver sparato ai due poliziotti uccidendoli, l’assassino era stato colpito alla gamba da una pallottola esplosa da un agente della Squadra Mobile durante il conflitto a fuoco all’esterno della Questura. Il domenicano, ormai neutralizzato, era stato quindi ricoverato a Cattinara, dove lo straniero in un’occasione è andato in escandescenza. «Era agitato – raccontava un operatore sanitario – non è stato semplice gestirlo».

Ma è al Coroneo che Meran si era dimostrato violento. Non subito però: nei primi colloqui con il suo legale, l’avvocato Francesco Zacheo, il detenuto diceva di trascorrere il tempo «leggendo la Bibbia».

Nei giorni successivi il dominicano aveva invece minacciato di morte gli agenti di polizia penitenziaria. E dalle parole era passato presto alle mani.

Era successo improvvisamente dopo una doccia: «Voglio uscire», aveva urlato lo straniero rifiutandosi di rientrare in cella, per poi scagliarsi contro i poliziotti con uno scatto d’ira improvviso. Due gli operatori del Coroneo feriti in seguito alla violenta colluttazione.

Nell’aggressione un agente aveva rimediato un pungo all’occhio sinistro, con un taglio sulla sopracciglia costato tre punti di sutura.

Ma l’assassino era anche riuscito a lanciare una lavatrice a muro, seminando il panico nei corridoi della casa circondariale. L’aveva scaraventata con estrema facilità. E aveva inseguito i poliziotti brandendo bastoni di legno ricavati spezzando una scopa. Per fermare il dominicano si era reso necessario l’intervento di altri agenti, muniti di manganello e scudo, e di una sorta di “mediazione” con lui in modo da evitare conseguenze peggiori.

Lo spostamento a Verona è avvenuto ieri, in accodo tra la Procura e la direzione del Coroneo. Ma il legale di Meran, ieri a Trieste proprio per incontrare il detenuto, non concorda sulle modalità del trasferimento. «Il carcere di Verona è più grande e probabilmente ci sono professionalità più competenti sotto il profilo sanitario – rileva l’avvocato Zacheo – però non sono stato avvisato della decisione di spostare il mio assistito. Chiederò chiarimenti alla direzione del carcere». L’avvocato proporrà anche una perizia balistica sulla dinamica degli omicidi in Questura». —



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