Mercatone Uno e cancelli chiusi ma fuori sfilano i clienti beffati

La coppia di anziani triestini, lui e lei sulla settantina d’anni a occhio e croce, lo ha saputo il giorno del ritiro della merce. I coniugi in trasferta dal capoluogo, sabato mattina, alla prima giornata di sole convinto erano venuti a Monfalcone per ritirare la lavatrice e chiudere i conti (avanzavano un credito) con Mercatone Uno. Come è andata a finire è ormai storia di dominio pubblico, con la chiusura nottetempo dei 55 magazzini, compreso quello di via Colombo, su tutto lo Stivale, senza il minimo preavviso ai dipendenti, avvertiti via sms, chat whatsApp o Facebook del fallimento del gruppo decretato dal Tribunale.
Un’uscita di scena che ha rotto il silenzio elettorale e imposto la necessità di una strategia al tavolo del Mise, Ministero per lo sviluppo economico, anticipato oggi alle 15 a Roma, dove per conto della Regione (una cinquantina i dipendenti Mercatone Uno in Fvg, di cui 28 a Monfalcone) interverrà l’assessore al Lavoro Alessia Rosolen. E la coppia di anziani triestini? Trovando i cancelli chiusi, forse per uno scambio di battute con un lavoratore – nel medesimo frangente, sabato, il sindaco stava ascoltando in municipio una delegazione di dipendenti – si è catapultata in piazza della Repubblica. Dove, riconoscendola, hanno avvicinato il sindaco Anna Cisint per avere informazioni sulla vicenda.
Accanto a un primo dramma, quello del rischio del posto di lavoro per la trentina scarsa di operatori, ve n’è infatti un secondo: la perdita dei beni per chi aveva già versato caparre o l’intera cifra e attendeva il ritiro della merce. «Infilarsi nella lista dei principali creditori, quando di mezzo c’è un fallimento e dunque un ordine di rimborso che privilegia appunto lavoratori e fornitori, non è semplice», ammette il sindaco. Che comunque, anche per evitare pellegrinaggi al sito o altri disguidi tecnici ha già inoltrato all’azienda di via Colombo la richiesta di affiggere almeno un cartello per mettere al corrente quanti, non leggendo i giornali o guardando i tg, ancora ignorano la gravità della situazione. La coppia triestina, infatti, non è certamente l’unica a esser rimasta con un pugno di mosche. Altre persone si sono rivolte, oralmente, alle forze dell’ordine per chiedere lumi. E ci sono i primi casi segnalati anche a Federconsumatori.
Carabinieri e polizia, in questi giorni, pattugliano l’area, in attesa di indirizzi specifici che arriveranno nelle prossime ore, quando il quadro si farà più chiaro. Alcune dipendenti detengono ancora le chiavi del magazzino, che vorrebbero restituire per declinare ogni responsabilità e sabato mattina ancora non sapevano come fare. Insomma, ci sono problemi contingenti. Altro aspetto surreale della vicenda, mentre il punto vendita risulta sprangato, con cancelli chiusi che chissà quando si riapriranno, l’insegna luminosa ha regolarmente continuato a funzionare al calar del sole, come diversi automobilisti hanno avuto modo di constatare.
E intanto la città si troverà a dover far i conti con un altro buco nero, l’ennesimo capannone chiuso alla periferia est di Monfalcone. Una strada, via Colombo, tutta dritta fino allo svicolo autostradale, costellata di cipressi decennali. Fra una concessionaria e un punto vendita di articoli da camping, il traffico scivola distratto come un ferro sull’asse da stiro. Non la politica, che invece chiede interventi puntuali e protezione per i lavoratori. «Il fallimento del Mercatone Uno – così il segretario dei democratici Marco Ghinelli – è un’altra notizia drammatica per il mondo del lavoro locale e nazionale. I dipendenti di quel punto vendita e dell’indotto, cioè decine di aziende con centinaia di addetti, oggi rischiano seriamente di rimanere a casa». «Il Pd – prosegue – è vicino ai 28 dipendenti. Diamo subito la nostra disponibilità e dei consiglieri comunali e regionali ad affrontare il delicato problema anche in accordo con le amministrazioni locali e regionali. Come detto più volte, su questi temi non si può né si deve scherzare. Oggi non si fa polemica politica». «Si tratta – conclude Ghinelli – di concittadini che hanno famiglia, figli e mutui da pagare: a loro tutta la nostra solidarietà e impegno nostro e dei nostri amministratori». —
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