Mezzo migliaio di persone in piazza Unità a Trieste: è la protesta del mondo dello spettacolo e della cultura

TRIESTE. Almeno 500 persone in piazza Unità nella mattinata di oggi (venerdì 30 ottobre) per protestare contro le misure previste dal Dpcm. Lavoratori dell'indotto dello spettacolo, con i caschi antinfortunio in testa, ma anche artisti noti come Mizzi e Maria Grazia Plos. Presenti il sovrintendente del Verdi Stefano Pace e il direttore artistico del Rossetti Franco Però.

Lo stesso assessore comunale alla Cultura Giorgio Rossi, ha voluto essere presente per esprimere "solidarietà" a questi lavoratori e alle loro famiglie. Bandiere non solo di Cgil, Cisl e Uil ma anche di Assemblea lavoratrici e lavoratori della Cultura e dello Spettacolo Fvg, nonché Patto per Autonomia.
I partecipanti chiedono risorse certe fino alla ripartenza del settore, ammortizzatori e tutele strutturali oltre a un tavolo permanente tra parti sociali e ministeri. Tra gli slogan “Siamo ai titoli di coda ma non ci spegnerete”. Presenti anche consiglieri comunali di Pd, Lega e Lista Dipiazza.
Consapevoli della crescita dei contagi. Ma convinti che chiudere cinema e teatri sia stato un errore «perchè si tratta di luoghi che avevano garantito le misure contro i contagi, la protezione della salute ai lavoratori e agli spettatori». Lo hanno detto anche i lavoratori del comparto degli spettacoli scesi in piazza Unità con i sindacati di categoria - Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom - per chiedere un «rafforzamento delle misure di sostegno al settore, in particolare sul fronte degli ammortizzatori sociali, e misure capaci di garantire al comparto reali prospettive di rilancio a partire - precisa una nota - dal rispristino dell’operatività dei teatri e delle sale. Luoghi, questi, che si sono rivelati sicurii».
«I dati Anec sulla gestione delle misure anti Covid dopo la riapertura delle sale cinematografiche - afferma Angela Patriarca, responsabile settore cinema della Slc-Cgil - dicono infatti che dal 15 giugno al 10 ottobre, su un totale di 347 mila spettatori registrati e tracciati all’ingresso, si è verificato solo un contagio». Da qui la protesta di «un settore che per l’ennesima volta - denunciano Uccheddu (Slc), Albanesi (Fistel) e Suban (Uilcom) - viene trattato come l’ultima ruota del carro, sacrificabile sull’altare dell’emergenza sanitaria senza una reale comparazione dei rischi effettivi sotto il profilo sanitario a fronte dell’impatto devastante di questo nuovo stop sul comparto dello spettacolo, che già stentava a risollevarsi».
Rimarcata anche per la profonda delusione per le dichiarazioni del ministro del Turismo e dello Spettacolo Dario Franceschini «dal quale ci si sarebbero aspettate parole a difesa del settore - aggiungono i sindacati - e non la semplice presa d’atto di una decisione considerata inevitabile».
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