Micio affronta 15 chilometri per tornare a casa

In convalescenza post operatoria a Fiumicello “Matteo”, 6 anni, fugge e ritrova stremato il suo giardino
Il gatto Matteo
Il gatto Matteo

MONFALCONE Matteo è tornato a casa da solo. Da Papariano di Fiumicello a Ronchi dei Legionari. Una quindicina di chilometri. Ce ne ha messi di giorni, ma alla fine, nonostante i rischi e la fragilità del suo stato di recupero post-operatorio, è riuscito a “ripiazzarsi” nel suo giardino, in via Verdi.

Non senza una grande, e ormai insperata, sorpresa, lo hanno trovato di buon mattino, imperturbabile e sereno, con quell’aria da bonaccione alla quale proprio non si resiste. Il micio, un europeo di 6 anni, dal pelo fulvo, era orgoglioso di esserci arrivato. Voglia di quelle quattro mura tanto care, dove per anni ha vissuto finchè il suo padrone è deceduto. Fedele ai suoi angoli, “segnati” a stabilirne l’indiscussa proprietà, non poteva rinunciare. Anche a costo di finire male. Delicato com’era, con la ferita post-operatoria non completamente rimarginata, cosa gliene poteva importare? Voleva tornare, punto e basta.

E appena l’occasione gli si è parata davanti, ne ha approfittato. È accaduto quando Laura Calderari, presidente dell’associazione “Gati de Monfalcon”, ha aperto la porta della casetta che ospita le gabbiette dove i felini trascorrono la loro convalescenza. Matteo era stato operato il 4 luglio, a causa di una grave ferita procuratasi presumibilmente da una zuffa, e nel rifugio di Papariano di Fiumicello stava affrontando il decorso post-operatorio. Cadenaro aveva capito che Matteo era così buono e pacioso, da fare un’«eccezione», lasciandolo fuori dalla gabbietta per farlo girovagare. Finchè, fulmineo e deciso, se l’è svignata infilandosi nel passaggio della porta aperta.

Sparito. Le ricerche si sono moltiplicate. Per giorni è stato lanciato l’appello, gli avvisi affissi in zona, anche attraverso Facebook. Niente. Tanto da temere il peggio. Un timore acuito dal suo stato di salute ancora precario.

Era il 3 luglio quando la vicina di casa, collaboratrice della Cadenaro, aveva notato la brutta ferita al collo del micio. Matteo, decisamente socievole, le era andato incontro. Sembrava chiedesse aiuto. La volontaria aveva consigliato di farlo operare con urgenza. L’ex moglie del padrone del gatto, che s’era assunta l’impegno di prendersene cura raggiungendo quotidianamente l’abitazione di via Verdi, dove peraltro nel frattempo è subentrato un nuovo inquilino, lo trattava con una pomata a base di penicillina. Sicuramente utile a bloccare l’infezione, ma non certo risolutiva. «Matteo rischia di morire se non viene subito operato», aveva spiegato la volontaria. Così Matteo è stato affidato alla Cadenaro.

Sottoposto in Slovenia all’operazione e, quindi, tenuto in convalescenza nel campo-rifugio di Papariano. Quando Matteo s’è intrufolato nel giardino di casa, è stata una gioia e tenerezza per tutti.

Ma come avrà fatto ad arrivare in via Verdi da Papariano di Fiumicello? Okay, s’è capito. Matteo alla sua casa non rinuncia per niente al mondo. Ha sfidato tutti i rischi del suo viaggio, arrivando a Ronchi stremato, magrissimo e affamato. Con un ascesso, questa volta, sviluppatosi presumibilmente durante la lunga fuga.

È stato necessario riportarlo in Slovenia. Ora è in convalescenza, di nuovo a Papariano. Ma gli è stato promesso: «Quando sarai guarito, ti porteremo subito a casa». 

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