Moglie e marito separati in casa E lui “taglia” l’energia elettrica
«Ho vissuto tre anni in quella casa senza luce. Con la mia pensione non potevo sobbarcarmi bollette astronomiche. L’inquilino di mia moglie consumava troppo. Avevo spiegato alla mia ex signora di provvedere a versare la sua parte, avevo chiesto anche all’inquilino di venirmi incontro, lui mi rispondeva che era tutto gratis. Per questo avevo inviato i solleciti. Se non pagavo l’Enel mi staccava l’erogazione della corrente. Le cose non miglioravano, così ad aprile avevo disdetto il servizio». Edoardo Tomadini, goriziano ultra70enne, ha raccontato la sua “battaglia” tra le mura dell’abitazione bifamigliare di Gradisca dove aveva scelto di vivere, nelle more di un rapporto coniugale culminato dopo anni nella separazione. Al Tribunale di Gorizia, davanti al giudice monocratico Fabrizia De Vincenzi, è stato sottoposto all’esame. Nel processo è accusato di violenza privata ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni, con violenza sulle cose.
La difesa è rappresentata dall’avvocato Eliana Giannuzzi. L’ex consorte e la figlia della coppia si sono costituite parte civile, con l’avvocato Massimo Macor. I fatti si riferiscono al periodo tra l’autunno-inverno 2015 e il 2016. In aula ha fornito la propria versione di una vicenda articolata. Quella casa era stata acquistata nel 1985. L’uomo si era stabilito in via definitiva nel 1995, nella parte del piano superiore, come ha spiegato Tomadini. In comunione dei beni c’era anche un appartamento a Gorizia.
Separati di fatto e messisi nella mani dei legali, il percorso era diventato piuttosto accidentato. A partire dalla divisione dei beni. Nel settembre 2014 era stato concordato un incontro. «Volevo rinunciare alla mia parte dell’appartamento di Gorizia in cambio di una camera in più in quella di Gradisca – ha continuato –. Avevo consegnato le chiavi del cancelletto di entrata, del primo ingresso e di una camera. Ho tenuto le chiavi dell’ingresso di accesso alle due rampe di scale che conducono ai locali del piano superiore che occupavo». Un accordo che, nel frattempo, «dopo tutto quello che è successo, non era stato definito». L’imputato ha spiegato che ogni effetto personale e i mobili erano stati «portati via da mia moglie e mia figlia». Veniamo ai due inquilini insediatisi in successione nella zona di pertinenza dell’ex moglie. «Non ero stato informato di nulla – ha detto l’imputato –. La casa non era idonea, c’erano problemi di riscaldamento, avevo la responsabilità di quanto potesse accadere». Gli è stato chiesto il motivo della chiusura delle scale di accesso al piano superiore con pannelli removibili. «Durante l’inverno – ha risposto – servivano per bloccare gli spifferi d’aria e la dispersione di calore. Era anche per una questione di sicurezza, volevo evitare che entrassero estranei». Il secondo ospite lo aveva messo in difficoltà, come ha spiegato in aula: «Consumava troppa energia elettrica e mi diceva che per lui era tutto gratis». Finché nell’aprile 2016 aveva provveduto alla disdetta all’Enel. A chiedergli ulteriori ragguagli, ha aggiunto: «Non ho mai staccato l’energia elettrica e il salvavita serviva solo per evitare cortocircuiti». Il 27 gennaio è prevista l’udienza per la discussione finale. –
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