Monfalcone, caso garante dell’infanzia: ricorso alla Regione contro il diniego del Consiglio speciale

L’opposizione prepara il testo per il ricorso all’assessore regionale e promuove un’assemblea per contestare la visita del ministro Valditara: «Abbiamo perso il dialogo»

Tiziana Carpinelli
Un momento della conferenza stampa
Un momento della conferenza stampa

Manuela Musina, ex docente di Storia e filosofia al liceo Buonarroti l’ha definita, ieri, «una reazione civile e politica» alle «inverosimili parole» piovute sulla scuola la scorsa settimana.

L’Anpi, con lei portavoce, ha così preso posizione sul caso che da giorni alimenta la cronaca. Culminato mercoledì con la negazione espressa dal presidente dell’Aula, Gabriele Bergantini, di un Consiglio straordinario richiesto per esaminare entro 20 giorni la «mozione di censura e di richiesta di revoca del garante dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza»: manca il requisito dell’urgenza.

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Nella foto di Katia Bonaventura, una famiglia in centro

Agli occhi dell’opposizione, che l’aveva sollecitato con un quinto dei rappresentanti in assise, un diniego contestato e vissuto come strappo istituzionale. La rotta l’ha dettata quindi la consigliera dem Lucia Giurissa, presente alla conferenza stampa indetta dall’Anpi: «Anche se l’assise è stata negata, non ci arrenderemo». Infatti da Antonella Venturelli, per Mcs, la notizia che «tutti i consiglieri stanno elaborando il testo per il ricorso alla Regione». Altrove andrebbe rivolto al Prefetto, nel caso del Friuli Venezia Giulia a Statuto speciale invece all’assessore alle Autonomie locali.

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Studenti escono da scuola a Monfalcone (archivio Bonaventura)

L’Anpi

Nell’assemblea pubblica moderata dal vicepresidente dell’Anpi provinciale Giorgio Nogherotto è stata dunque Musina a rompere il ghiaccio e dopo una parentesi che ha richiamato le storiche battaglie dell’associazione a difesa della democrazia e della Costituzione ha ricordato come le «istituzioni abbiano il dovere di lavorare per abbattere tutte le situazioni che ostacolano la piena realizzazione dei diritti».

Eppure «è bastato che una maestra Sabrina esprimesse una pagina bellissima della propria esperienza trentennale di insegnante per far dire a qualcuno: “Ma come si permette?”».

Quindi il commento alla recente «visita con preavviso minimo» in città del Ministro all’Istruzione e del merito Giuseppe Valditara «per imporre l’ordine costituito», che per i toni evidentemente ritenuti più politici che istituzionali l’ha «scandalizzata». L’Anpi a fianco quindi degli insegnanti «perché sono la garanzia democratica del Paese»: «Il loro giuramento prima dell’entrata in servizio è sacro».

Quanto alla città melting pot, «la pluralità è ricchezza». E a dimostrarlo la stessa esperienza di Musina, che vide «diplomarsi al liceo, primo allievo bengalese, Alì» e con lui altri studenti, pure uno affetto da grave autismo. A dire l’impegno, la fatica di tanti. Di qui la necessità di un «recupero della dignità: l’avete sentita l’asfissia nell’aria? Io sì».

La politica

A prendere la parola, in successione, il segretario dei dem Giovanni Mastrobuoni, che ha definito «atto intimidatorio certamente ignobile» il “fuoco” sulla maestra che aveva negato l’esistenza di classi-ghetto alla Duca d’Aosta, da cui è si è innestato il recente caso. «Sarebbe bastato tirar fuori un insegnante che dicesse il contrario e invece s’è scatenato un plotone», ha detto.

Quindi nel mirino la decisione di Bergantini sul Consiglio straordinario, messo in discussione nel suo ruolo di terzietà: «È una lesione della democrazia: se non era questa, un’iniziativa da discutere, non so quale altra allora». «Ma la cosa che mi dà molto fastidio», ha rimarcato, «è che abbiamo perso la capacità di dialogo: non si può negare ci siano problemi, siamo una società globale e multietnica, ma ormai abbiamo costruito due curve». E il dibattito è inficiato dai cori degli ultrà, soprattutto sui social.

Ami

«Mi agito quando sento che in questa città vengono spacciate delle idee che sono esattamente contrarie alla realtà», ha quindi esordito Arturo Bertoli, presidente di Ami (Associazione Monfalcone interetnica), «io mi ricordo di quando fu detto da Cisint che le donne bengalesi non imparano l’italiano perché i mariti non vogliono».

Ma Ami ha svolto, attraverso una trentina di insegnanti-volontari, corsi «per centinaia di persone in nove anni e solo 90 nell’ultimo, di cui una sessantina donne e una trentina uomini». Quanto alla scuola «la maggior parte dei bambini bengalesi parla già l’italiano». Il problema è quello dei Nai, i nuovi arrivati in Italia, cui gioverebbero«classi ponte».

Rifondazione e Cgil

Di «criminalizzazione di una comunità di bambini» ha parlato invece Luigi Bon, intervenuto nella duplice veste di segretario provinciale di Rifondazione comunista e membro del Collegio dei revisori della Cgil Scuola, che si è scagliato contro la definizione di classi-ghetto: ha chiesto rispetto per i lavoratori migranti e le scelte professionali di ognuno. E sul Garante: «Giusta la richiesta di dimissioni».

Gli studenti

Quindi è stata la volta di Manuel e Mattia, rappresentanti dell’Unione degli Studenti del Monfalconese, che hanno chiesto perché il ministro Valditara non sia entrato nelle scuole, durante la visita, per verificare con i propri occhi la situazione. Hanno bacchettato le parole divisive: «Viviamo gli stessi spazi e studiamo sugli stessi banchi, le narrazioni che leggiamo e ascoltiamo sono tossiche ed ideologiche».

A tirare le fila Venturelli di Mcs, portando avanti l’idea del tavolo permanente sulla scuola: «I problemi esistono, ma c’è chi li enfatizza e chi vorrebbe risolverli». Infine il docente Marco Puppini, secondo cui il decreto Valditara è di difficile applicazione. All’incontro diversi uditori politici: i consiglieri regionali Diego Moretti ed Enrico Bullian, il dem Fabio Delbello.

E la vicesegretaria regionale del Pd: «Dobbiamo essere il laboratorio del futuro: c’è una primavera demografica di cui dobbiamo essere orgogliosi». Chissà, oggi, le repliche.

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