Mtl: «Denunceremo i magistrati di Trieste»

«Denunceremo i giudici del Tar e tutti i magistrati di Trieste resisi responsabili di decisioni che violano le clausole del Trattato di pace. Contro una sentenza (quella del Tar, ndr) che definiamo un delitto internazionale, poiché poggia su basi politiche e non su basi giuridiche, potremmo ricorrere al Consiglio di Stato».
I leader del Movimento Trieste libera ieri sera nel corso di un’assemblea pubblica trasmessa in diretta via web hanno reso nota a iscritti e simpatizzanti la loro “lettura” della sentenza del Tribunale amministrativo del Friuli Venezia Giulia che, in 65 pagine, in sostanza respinge le tesi giuridiche avanzate dal Movimento per reclamare l’indipendenza di Trieste e avvalorare la tesi del difetto di giurisdizione della magistratura italiana nel capoluogo giuliano, accusando Roberto Giurastante, capofila del ricorso, di una serie di reati. «Dall’istigazione a delinquere all’abuso della credulità popolare, fino all’eversione» come ha precisato in pubblico l’interessato. Dopo avere definito «molto fantasiosa» l’impostazione della sentenza, classificandone il punto 23 come «una violenza anche contro il codice italiano», che rieccheggia atmosfere «da Tribunale speciale dell’epoca fascista», Giurastante ha affermato che con tale atto «siamo arrivati alle minacce».
Ma contro «la furia distruttrice dei magistrati» i capi di Trieste libera hanno dichiarato che «dimostreremo la capacità di reagire dei cittadini di Trieste; la nostra richiesta di rispetto delle norme non può essere soppressa, quindi impugneremo nelle sedi competenti». Anche di fronte a qualche richiesta di dettagli da parte dell’uditorio, l’avvocato Nicola Sponza è intervenuto a supporto. «Gli esperti internazionali che abbiamo interpellato - ha spiegato - ci hanno detto che non siamo visionari. Non in Italia ma all’estero c’è, sul Territorio libero di Trieste, una ridocumentazione storica sul Memorandum di Londra e una discussione sui trattati internazionali» che propenderebbero per le tesi del Mtl. Come le tesi di «accademici e avvocati internazionali di cui non faccio il nome per motivi di sicurezza». «C’è tanto lavoro da fare, abbiate fiducia», è stata l’esortazione finale.
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