Multati di 3.750 euro per il bonus auto Ma in dieci ricorrono
Il processo
I privati richiedenti il bonus auto non sapevano di aver sottoscritto un’autocertificazione. Avevano semplicemente compilato i relativi moduli prestampati apponendo la loro firma ai fini del contributo. Nessuno li aveva informati in tal senso, neppure i funzionari della Camera di commercio che avevano ricevuto le loro pratiche. Né c’era stata alcuna verifica circa i requisiti, anche al momento della presentazione della domanda.
Hanno dato battaglia i legali nel ricondurre ciò che era stata contestata come una dichiarazione di falso nella richiesta di concessione del contributo regionale finalizzato all’acquisto di un’auto ecologica, a fronte della rottamazione del proprio veicolo, ad un’azione piuttosto compiuta in piena buonafede. S’erano affidati alle indicazioni dei concessionari. Mai immaginando che sottoscrivere un modulo già predisposto equivalesse a doversi assumere la responsabilità della regolarità della domanda.
Erano 16 i goriziani ai quali nel settembre 2017 era stato notificato dal Tribunale di Gorizia un decreto penale di condanna per falso ideologico del privato. Nell’agosto 2016 avevano deciso di sfruttare la normativa regionale (numero 21 del 2013) che permetteva di ottenere un contributo di mille euro se si rottamava un’auto pre-Euro2 vecchia di almeno 10 anni. La Camera di commercio, vagliate quelle richieste, aveva rigettato le certificazioni poiché non soddisfavano i requisiti richiesti. L’ente camerale, successivamente aveva comunque segnalato i casi alla Procura, che aveva avviato un’indagine. Il giudice per le udienze preliminari aveva alla fine stabilito le commutazioni delle pene in una multa di 3.750 euro. Per tutti era stata concessa la sospensione condizionale della pena.
Ad impugnare il decreto sono stati una decina, per i quali quindi è stato aperto il procedimento al Tribunale di Gorizia. Durante l’udienza, lo scorso venerdì, davanti al giudice monocratico Gianfranco Rozze, è stato ascoltato un teste dell’accusa, nonché i testi della difesa, un dipendente della Camera di commercio, due concessionari e due autodemolitori. I difensori (avvocati Macor, Sialino, Agostinis, Feri, Pecorella, Gallo e Bergamasco) hanno dunque fatto emergere tutta una serie di aspetti volti a sostenere la buonafede dei propri assistiti. A partire dal fatto che la quasi totalità aveva sottoscritto i modelli prestampati presso le carrozzerie, «invitati e in taluni casi sollecitati» a cogliere l’occasione, e la pubblicità promozionale «era molto generica circa i requisiti», è stato affermato in aula. Requisiti, peraltro, sempre secondo i difensori, sui quali né le carrozzerie, né gli autodemolitori hanno effettuato alcuna verifica. Come è accaduto anche all’atto della presentazione della domanda.
I privati, è ancora emerso in udienza, pensavano di presentare una domanda e non avevano contezza di aver invece sottoscritto un’autocertificazione. Il procedimento è stato rinviato al 25 gennaio per ascoltare un teste delle difese e per l’esame degli imputati ed, eventualmente, per la discussione e lettura del dispositivo di sentenza. —
Riproduzione riservata © Il Piccolo








