Natale alle urne in Croazia: battaglia per il ballottaggio

Undici candidati, la vera sfida però fra la presidente uscente Grabar Kitarović, la sinistra di Milanović e la destra populista di Škoro. Il puzzle dei testa a testa

TRIESTE Per la corsa alla presidenza della Repubblica in Croazia siamo al rush finale. Il plotone di undici candidati si è oramai sgranato e in testa se la giocheranno allo sprint il capo dello Stato uscente, Kolinda Grabar Kitarović (Hdz), Zoran Milanović (Sdp) e Miroslav Škoro (destra populista). Nessuno dei tre riuscirà ad allungare sulla ruota degli avversari per cui si dovrà andare al ballottaggio il 5 gennaio prossimo, con un ballottaggio il cui esito sembra essere scontato a seconda di chi avrà il diritto di accedervi.

Grabar Kitarović e Škoro contano sul sostegno degli elettori che pendono dal centro politico verso destra. Questi formano la maggioranza dell'elettorato croato. Milanović invece si affida al sostegno unito del blocco di sinistra. Le elezioni saranno un piccolo referendum sul primo ministro Andrej Plenković, che, con la maggioranza dei membri dell'Hdz, sostiene l'attuale presidente. La sua sconfitta segnalerebbe alla leadership dell'Hdz che deve virare ancora più a destra prima delle imminenti elezioni parlamentari. Sebbene il vantaggio di Grabar Kitarović si stia assotigliando, è improbabile non riesca a passare al secondo turno elettorale. Secondo recenti sondaggi, perderebbe il confronto con l’imprenditore, ex diplomatico, cantante e deputato Škoro, mentre Milanović non ce l’avrebbe fatta a scalzarla dal colle del Pantovčak.

Alcuni analisti ricordano che cinque anni fa, Grabar Kitarović sconfisse Ivo Josipović con un margine di 33.000 voti e affermano che questi erano, di regola, i voti dei croati in Bosnia-Erzegovina, a cui era stato generosamente concesso il diritto di voto, e quelli che erano stati falsamente registrati a un indirizzo in Croazia. Il programma di Grabar Kitarović, ”La Croazia sa e può fare meglio”, si basa sulle promesse di migliorare la situazione in Croazia, nello sviluppo, nella giustizia, nell'identità nazionale e nella sicurezza. Durante la campagna elettorale, ha offerto una serie di scivoloni di cui i suoi avversari hanno approfittato. Al momento dell’annuncio della sua candidatura gli specialisti della comunicazione le hanno scritto come comportarsi, come atteggiarsi e Milanović ha scritto su Facebook: «Voglio essere presidente della Croazia moderna, progressista, curiosa e aperta ... La Croazia ha bisogno di un presidente con carattere. Quando il carattere ce l’hai». Škoro si è imposto come un «vero croato», un patriota, un uomo del popolo che appartiene alla maggioranza. Ha scommesso sul patriottismo già prima dell’inizio della campagna elettorale ufficiale. «Assorbo la bellezza della patria, che spesso diamo per scontato. Spesso dimentichiamo quanto abbiamo sognato di cambiare. Non dimentichiamo il sogno». Per Škoro, il saluto ustascia "Za dom spremni” (per la patria pronti) non è contestabile, e assicura agli elettori che lavorerà per una Croazia senza ingiustizia sociale, clientelismo e corruzione.

A prescindere dal fatto se Grabar-Kitarović, “l’amata da tutti i croati" scalerà nuovamente il Pantovčak, o se il populista Škoro o il politico di rientro Milanović (aveva abbandonato la vita politica per ritornarvi come candidato alle presidenziali ndr.) la rimuoveranno dal trono, l'atteggiamento della Croazia verso i suoi vicini non ne sarà influenzato. Zagabria continuerà a insistere sul fatto che l'arbitrato è morto e che l'unica soluzione permanente alla controversia di frontiera con la Slovenia è il dialogo e i negoziati bilaterali. Manterrà la guerra fredda con la Serbia e non cesserà gli sforzi in Bosnia-Erzegovina per costituire una terza entità croata. —


 

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