Nel 2007 il giallo della salma rinvenuta alle porte di Opicina
La scoperta di un cadavere in Carso non è certo un episodio nuovo per Trieste. La cronaca riporta alla memoria tragici incidenti, ma anche omicidi.
L’episodio forse più buio risale al giugno del 2007, con il ritrovamento del corpo di una giovane donna in avanzato stato di decomposizione nella zona boschiva adiacente alla Statale di Opicina, a pochi chilometri dal confine con la Slovenia.
Si trattava della ventiseienne polacca Anna Stanosz, una ragazza che – come constatato dagli inquirenti – proveniva da una famiglia povera del villaggio di Dukla nel sud della Polonia, ai confini con l'Ucraina: un paese nella montagna dei Carpazi in cui vivono 16 mila anime.
La salma, ormai quasi irriconoscibile, era stata rivenuta da una coppia di abitanti di Opicina mentre era a passeggio con i cani. Gli animali erano stati attirati dall’odore della decomposizione.
Il corpo della donna era riverso in una buca, rannicchiato, con le mani appoggiate sullo sterno e il capo girato su un lato. La giovane era a piedi nudi, senza scarpe, peraltro mai ritrovate; sotto i pantaloni e sotto la maglietta non indossava la biancheria.
Accanto a lei, a poca distanza, uno zainetto con un Vangelo, un curriculum scolastico e professionale, e qualche monetina slovena peraltro fuori corso. Dentro c’era anche il passaporto.
Gli inquirenti avevano scoperto che la giovane era finita nella mani di un’organizzazione di intermediari senza scrupoli che le avrebbe promesso, in Polonia, un trasferimento in l’Italia con la prospettiva di un lavoro.
Un raggiro degenerato poi in rapimento e infine in omicidio, quando la giovane si era resa conto di essere finita in mani criminali. —
G.S.
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