Nikolic frena sull’ingresso in Europa

BELGRADO. Un radicale ultranazionalista, animato dalla malcelata ambizione di rifondare la “Grande Serbia”. Un conservatore alla difesa degli interessi nazionali. Un europeista sincero, con un occhio di riguardo alla Russia. Ma chi è veramente Tomislav Nikolic, il neo-eletto presidente serbo? Mentre i giornalisti stranieri continuano ad attaccarlo per il suo passato ultraradicale, “Toma” ha deciso di raccontarsi in prima persona e senza filtri. Lo ha fatto in un’intervista rilasciata, significativamente, a “Rt”, la Cnn russa. La stampa estera la definisce «nazionalista di destra», la prima domanda. Nikolic, a sorpresa, conferma. «Hanno assolutamente ragione. Sono un nazionalista, ma anche un democratico», ha risposto, ribadendo che rispetterà «i valori europei». «Passerà molto tempo prima che la stampa occidentale mi tratti in maniera corretta. Ma dopo aver vinto, malgrado una campagna mediatica “sporca”, è probabile che le cose cambino», il sassolino che Nikolic si è voluto togliere, prima di rivelare il suo grande progetto: «Portare ordine in Serbia, sul modello Germania». È passato poi a illustrare la filosofia che lo guiderà. L’Europa «in crisi esistenziale e di allargamento», afflitta da un euro «che si indebolisce giorno dopo giorno», rimane «un partner attraente» per la Serbia, che «soddisferà quasi tutte le condizioni che l’Ue impone». Su cosa Bruxelles non sarà accontentata? Sulla «rinuncia a parti del nostro territorio», al Kosovo, ha assicurato Nikolic. Il percorso verso l’ingresso nell’Ue sarà comunque irto d’insidie: «Non so se entreremo nell’Ue», uno dei pensieri del presidente. Ma i cittadini dovranno poter dire la loro. «Ci sarà un referendum» attraverso cui i serbi decideranno se far parte dell’Ue, ha rivelato, prevedendo poi che l’adesione non avverrà «nei prossimi 10 anni». La Serbia diventerà un satellite russo nei Balcani? «Preferirei non dover scegliere» tra Bruxelles e Mosca, «vorrei che fossimo una casa con due porte, una aperta verso Occidente, l’altra verso Oriente». Con il Cremlino le relazioni in ogni caso si intensificheranno, «dopo che dal 2000 la Serbia si è allontanata dalla Russia, fino al 2008, quando abbiamo firmato un accordo sull’energia, che permette al nostro Paese di respirare più facilmente», ha spiegato, riferendosi al gasdotto South Stream. Infine, i punti fermi del “Nikolic-pensiero”: «La Serbia non entrerà mai nella Nato, è la volontà della maggioranza». Belgrado è pronta al dialogo sul Kosovo, «ma non con Thaci», premier kosovaro «sospettato di aver commesso crimini contro il popolo serbo». «Farò del mio meglio perché i serbi del Kosovo possano vivere senza dipendere dalle istituzioni di Pristina, perché ciò significherebbe un riconoscimento indiretto dell’indipendenza del Kosovo», l’ultima promessa prima che le telecamere smettessero di registrare la confessione a cuore aperto di Toma, il presidente.
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