«No a piani “spezzatino” Porto vecchio rinasca seguendo un’unica via»

Quali possono essere le strategie di riconversione dell’area del Porto Vecchio e quale aspetto potrà avere l’antico scalo al termine dei lavori di riconversione.
Questi i due spunti base da cui si è sviluppato ieri il dibattito organizzato al Magazzino delle Idee, nell’ambito della mostra “040 – Reloaded – nuove idee in Porto Vecchio”, al quale hanno preso parte Mitja Gialuz, presidente della Svbg, Massimiliano Tarantino, segretario della Fondazione Feltrinelli, Sandro Scandolo, direttore della Divisione ricerca del Centro Abdus Salam, l’architetto Dimitri Waltritsch, curatore della mostra, e Alessia Rosolen, assessore regionale a Lavoro e Ricerca.
«Siamo nel pieno di una fase di trasformazione socio- economica», queste le paroledello stesso Waltritsch: «Una situazione che richiederà delle risposte pronte e attive da parte dei territori che da questa situazione vorranno trarne dei benefici. E Trieste con il Porto Vecchio dovrà attrezzarsi con una nuova capacità di attrazione, farne un richiamo di scala internazionale». Si profila dunque l’opportunità di attirare in città anche nuove persone con un’alta propensione all’innovazione, in grado di trovare a Trieste occasioni di sviluppo “combinate” alla prospettiva di un’alta qualità della vita sul territorio stesso.
«È bene che la politica faccia delle riflessioni serie su questo tema – così Rosolen – perché il Porto Vecchio rappresenta un pezzo di città che potrà diventare un luogo importantissimo per la sua economia. Il mio auspicio è di vedere un progetto definitivo per l’intera area, che non immagini delle soluzioni diverse, a “spezzatino”, così come fu fatto per il Borgo Teresiano». Ripensare il Porto Vecchio come un qualcosa di strutturato, di “integrale”, che serva a tutti, insomma.
Proteso sì verso il porto, ma senza dimenticare il terziario, al cui interno possano rientrarvi, al caso, pure abitazioni e strutture diportistiche. «Colgo l’occasione per lanciare due appelli», la conclusione di Rosolen: «Spero non si colga l’occasione per trasformare quest’area in un maxi deposito dove convogliare tutto ciò che in città non trova spazio, come musei o eventi, e al contempo auspico il rilancio dell’idea di una società unica per la gestione dell’intera area».—
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