I No Ovovia: «Nulla cambia: iter ancora appeso al Consiglio di Stato»
Il comitato prende atto del verdetto del Tar del Lazio ma non demorde: «Restano tutti i nodi di un progetto inutile»

Il verdetto non cambia nulla, la battaglia continua. Il Comitato No Ovovia prende atto della sentenza del Tar del Lazio – che ha giudicato inammissibile il ricorso presentato dai residenti contro il “decreto Salvini” sul finanziamento della cabinovia di Trieste – ma non demorde, anzi: la sentenza «non comporta alcuna conseguenza sui procedimenti in corso per la realizzazione dell’opera», tuttora in balia di numerose incertezze.
Una tra tutte, quella finanziaria, è del resto ribadita dalla stessa sentenza, dove è sottolineato come l’opera a oggi goda solo di un finanziamento parziale – 30 milioni – peraltro a carico del bilancio del Comune, quindi dei triestini: «Una cifra che – osserva il portavoce William Starc – dovrebbe anticipare parte delle disponibilità finanziarie concesse dal Mit, spalmate su un arco di otto anni dal 2027, ma che riteniamo sarebbe meglio destinare, come abbiamo sempre sostenuto quando la fonte del finanziamento doveva essere il Pnrr, a iniziative veramente utili per la mobilità di Trieste, e non a questo progetto che il Comune persegue con irragionevole ostinazione contro il volere della città».
Il finanziamento, ricorda peraltro il Comitato, è comunque «sospeso dai ricorsi depositati al Consiglio di Stato da parte di Comune, Regione, residenti e associazioni, con tempi difficilmente pronosticabili». L’iter resterà dunque indeterminato per mesi, stallo che – visto il tempo intercorso dall’approvazione del progetto di fattibilità – comporterà ulteriori incrementi del costo dell’opera:«Aumento che a tutt’oggi – annota Starc – nonostante le richieste fatte più volte pubblicamente all’amministrazione, non è dato di conoscere, ma che di certo richiederebbe ulteriori risorse finanziarie, oggi molto difficili da trovare sia nelle disponibilità del bilancio comunale che di quello nazionale».
Il Comitato dunque non si arrende, ma prima di guardare ai prossimi passaggi fa un passo indietro all’ultima sentenza del Tar del Lazio, ritenendo «importante rilevare il diverso pronunciamento dei giudici dei due tribunali amministrativi fino a oggi intervenuti»: «Il Comune – osserva il portavoce – nei suoi documenti depositati a difesa dell’ovovia, ha sempre sostenuto che i residenti non avessero titolo a costituirsi in giudizio perché quanto fatto dall’amministrazione non comporterebbe aggravi alle loro proprietà, tesi già rigettata dal Tar Fvg.
Il Tar del Lazio ha anche ammesso il ricorso dei residenti, ma nella sentenza ha ritenuto che essi non abbiano un interesse diretto all’annullamento del decreto, dato che ha solo una valenza programmatoria sull’utilizzo dei fondi ministeriali, mentre resta al Comune decidere il loro eventuale impiego». In sostanza, il tribunale non ha dato torto ai residenti, ma ha restituito la palla al Comune. «Il ricorso presentato a Roma – ricorda Starc – evidenziava che non erano state rispettate le norme che disciplinano l’assegnazione dei fondi, non essendo mai entrata in graduatoria la cabinovia: su questo il Tar del Lazio ha risposto, glissando, che i partecipanti a quella graduatoria non avevano sollevato alcun problema». —
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