«Non possiamo fare a meno del teatro»

«Nella nostra vita non possiamo fare a meno del teatro». Parla al plurale Umberto Della Casa, 86 anni. Lui e la moglie, entrambi modenesi, ma triestini d’adozione, sono tra i mecenati del Teatro...

«Nella nostra vita non possiamo fare a meno del teatro». Parla al plurale Umberto Della Casa, 86 anni. Lui e la moglie, entrambi modenesi, ma triestini d’adozione, sono tra i mecenati del Teatro Verdi, con una donazione, tramite l’Art Bonus, di 2.500 euro.

Come ha saputo di questa possibilità?

Mia moglie è una sostenitrice del Verdi da tempo. È tra i soci finanziatori da una ventina d’anni. Abbiamo sempre dato una somma, anche prima dell’introduzione dell’Art Bonus.

Come mai?

Ci piaceva l’idea di donare qualcosa al teatro, aiutando in questo modo tutti quelli che ci lavorano. E non abbiamo mai smesso. Essendo abbonati al teatro, abbiamo scoperto l’Art Bonus così. Essere sostenitori, poi, è un vantaggio: consente di assistere alla prova anti-generale. E alle volte può essere molto divertente.

Come nasce la passione per il teatro e per la musica?

Quand’ero piccolo sentivo mio padre cantare le opere mentre si faceva la barba. A Modena, dove sono nato, in quegli anni un giovane garzone di un fornaio girava sempre per la città cantando: era Luciano Pavarotti. Da ragazzo, poi, ero socio del circolo della musica da camera. Il clima in cui sono cresciuto, insomma, era quello.

Quando si è trasferito a Trieste?

Nel 1969. Il 14 luglio: il giorno della presa della Bastiglia. Mi avevano chiamato dalle Assicurazioni Generali. Prima vivevamo a Torino, dove lavoravo all’Ibm. All’epoca non sapevo neanche dove fosse Trieste. Ma ne siamo rimasti subito affascinati: una città straordinaria dal punto di vista culturale. In quei primi anni, un collega ci fece entrare alla società della musica, che ci dava accesso al teatro: due posti in ultima fila. Si erano appena liberati. Sa perché? (ride). Una coppia era morta da poco e abbiamo preso il loro posto.

(g.mod.)

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