Non solo famiglie: un coro di sì ai mutui “allargati”

TRIESTE. Dal Pd a Rifondazione, passando per Pdl e Lega. Solo l’Udc resta fermo sui suoi passi. Nella prossima legislatura chi siederà al governo del Fvg potrebbe estendere a una più ampia fascia di popolazione l’accesso ai contributi regionali per i mutui prima casa.
Ora il sistema è incardinato sul concetto di “nucleo familiare”, come sottolinea l’assessore alle Infrastrutture Riccardo Riccardi. Il regolamento, in effetti, dice che “possono presentare domanda solo persone maggiorenni in forma singola oppure associata qualora si tratti di coniugi o di conviventi more uxorio, ovvero di coppia intenzionata a contrarre matrimonio o a convivere more uxorio”. Una norma che, ad esempio, esclude le coppie omosessuali.
Ma il tema del riconoscimento giuridico è di pertinenza statale, come fa notare lo stesso Riccardi, e la Regione non ha competenze per intervenire. Sta di fatto che è l’ente, a monte, a stabilire la “filosofia” del provvedimento e a decidere di conseguenza a chi e perché assegnare i contributi.
Analogamente la legge taglia fuori, per dire, due fratelli che, non avendo sufficienti disponibilità economiche, vorrebbero prendere casa dividendo la spesa. O due amici che troverebbero conveniente unire le forze. O uno zio con un nipote. O due anziani rimasti soli. La crisi, la precarietà e la società che muta allargano il ventaglio.
«Il beneficio – ripete l’assessore – è collegato all’idea di nucleo familiare, scelta dettata dalle condizioni giuridiche del Paese: si deve avere a che fare con un soggetto giuridico riconosciuto per un contratto. Certo – aggiunge – è una materia interessante perché le cose, le necessità, cambiano e si deve tenerne conto. Le evoluzioni della società sono da considerare. Una riflessione va aperta, ma facciamo attenzione a chi ha competenze per farlo concretamente».
Il consigliere Gianfranco Moretton, ora nella lista Monti, esorta l’assessore «a portare chiarezza» su una norma che potrebbe dare adito a incertezze interpretative dal momento che una sentenza della Corte d’appello di Milano aveva allargato il concetto di convivenza “more uxorio” (su in un caso di altra natura, ndr) a una coppia omosessuale. Sebbene, come rileva il presidente dell’Ordine degli avvocati di Trieste, Roberto Gambel Benussi, «nell'interpretazione tradizionale del termine, anche in diritto si intende la convivenza di due soggetti di sesso diverso. Questa interpretazione – precisa – è stata peraltro negli anni rimessa in discussione a seguito dei mutamenti della società, tenuto anche conto delle pronunce sia della Corte europea dei Diritti dell'uomo che della nostra Corte costituzionale sui diritti delle coppie omosessuali».
Il Pd, con Debora Serracchiani, fa pressing: «È una regola da ripensare, soprattutto in tempi difficili. L’amministrazione dovrebbe rendere più ampia la platea di chi può accedere alle agevolazioni, il cui impiego ha riflessi sulle imprese. E non ci si deve nascondere – prosegue il segretario dei democratici – che qui si entra anche nella questione di diritti civili che tocca il dibattito nazionale e su cui siamo chiamati a interrogarci, dal momento che dai benefici rimangono escluse le coppie conviventi dello stesso sesso».
Pure il democratico Franco Codega, di ala cattolica, è d’accordo «a prevedere possibilità di convivenza diversa». Così il pidillino Franco Dal Mas, avvocato, convinto che la famiglia tradizionale va sì tutelata, ma che «i diritti devono essere ampliati».
Stefano Pustetto di Sel non si meraviglia di trovarsi davanti a una legge «discriminatoria, così come le norme sul welfare», mentre Roberto Antonaz di Rifondazione se la prende con il centrodestra e parte del Pd che «non hanno riconosciuto la parità dei diritti». Dalla Lega segnali di apertura: «Non siamo un partito confessionale – rimarca il capogruppo Danilo Narduzzi – un ragionamento in questo senso è giusto». Ma non con l’Udc. «Stiamo attenti – avverte il capogruppo Edoardo Sasco – c’è il rischio che si abusi di questo strumento. Va salvaguardato il principio della stabilità in un’unione civile o religiosa. E va valorizzata la famiglia».
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