Nuove proposte per piazza Unità
di Luca Perrino
RONCHI DEI LEGIONARI
Ronchi dei Legionari, diciamolo apertamente, non ha una vera e propria piazza. Un luogo di incontro attorno al quale gravitino interessi commerciali e culturali. Piazza Oberdan è ormai un mero incrocio semaforico, gli altri sono più o meno degli slarghi, mentre solo piazza Santo Stefano, nel rione di Vemegliano, può dirsi tale. E c'è poi piazza Unità, quello che potrebbe essere il “cuore” della città, ma che è poco più di un giardino che ben poco viene usufruito dalla gente. Dell'esigenza di un progetto che rivoluzioni questa zona della città se ne parla ormai da tempo ed ora la questione diventa uno degli argomenti che caratterizzano la campagna elettorale. Un progetto sul quale basare un futuro dibattito attorno all'esigenza di fare di questa una vera e propria piazza è stato presentato ieri dalla lista “Città comune per Ronchi”. Questa mattina sarà ripresentato nuovamente alle 11 al “Bacer Delicatessen” di via Roma. «Non è un sogno nel cassetto – ha spiegato il candidato sindaco Maurizio Volpato – ma un progetto che, con una spesa prevista di un milione e mezzo di euro, può essere concretizzato nel giro di pochi anni. Avere una piazza significa dare una risposta concreta al bisogno di valorizzazione dell'identità locale, sempre più compromessa dalla mancanza di iniziative specifiche». La nuova piazza Unità sarebbe pavimentata in pietra “Masegno”, ruoterebbe attorno allo storico monumento alla Resistenza, sarebbe ingentilita da una fontana bassa e dotata di panchine ed alberi. «Un qualcosa in più per Ronchi dei Legionari – ha detto ancora Volpato – che darebbe lo spazio anche alla nascita di nuove attività commerciali e di pubblici esercizi». Di piazza Unità, come detto, se ne parla ormai da tempo. Era stato il sindaco Roberto Fontanot a lanciare la proposta di un concorso di idee che, però, non era stata accolta con buon favore da tutte le componenti della maggioranza. «Adesso è un giardino quasi anonimo – aveva detto Fontanot – ed è nostra intenzione quello di dargli un aspetto diverso, più moderno e sicuramente più accattivante, in modo che possa essere punto di socializzazione. Puntiamo a chiudere il tratto di strada che si sviluppa proprio di fronte al municipio, per favorire un collegamento con piazza della Concordia e gli impianti di base». Nei mesi scorsi era anche sorta la polemica attorno alla questione del monumento che qualcuno aveva pensato di spostare in altra zona. Piazza Unità è un bel giardino, con delle belle piante ornamentali, ma è tutto fuorchè un luogo di socializzazione come davvero dovrebbe essere una piazza. Ed ora c'è un nuovo progetto sul quale discutere. Non sarà la priorità del momento, ma nemmeno qualcosa di trascurabile.
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La città non è nuova ad episodi del genere. Anche nel passato, purtroppo, si sono usati gli attacchi personali verso l'uno o l'altro candidato, anche molto pesanti e sempre infondati, ed atti non troppo simpatici in campagna elettorale. Ed è stato così anche questa volta. Nel mirino Davide Rega, candidato sindaco per il Pdl e per il “Nuovo polo per Ronchi”, al quale non è toccato altro che sporgere querela nei confronti di ignoti. Tre gli episodi che si sono consumati nel giro di alcune settimane. Prima la diffusione di un volantino nel quale lo stesso Rega appare tenuto per mano da un uomo in divisa, evidentemente un allusione al padre ex carabiniere, il quale asserisce di essere lui il vero aspirante primo cittadino. Poi un mazzo di crisantemi depositato sotto alle foto della lista all'ufficio elettorale di via Verdi ed infine alcune scritte ingiuriose apparse su alcuni manifesti. Tre episodi sui quali si indaga, come nel caso del volantino diffuso capillarmente per la città. «Sono episodi che vanno compatiti, ma sui quali è bene non tacere. Cinque anni di consigliere comunale – sono le parole di Rega – mi hanno visto oggetto di attacchi gravi ed offensivi, solo per aver esercitato in un certo modo il mio mandato. Le nostre liste non screditano nessuno, stiamo solo mettendo in luce le debolezze dell'operato sin qui esercitato dall'attuale maggioranza. Non vogliamo strumentalizzare questi gesti che, però, appaiono alquanto preoccupanti. Fanno capire – conclude – che non c'è un leale confronto democratico sui programmi, bensì una semplice lotta di potere per tener ben stretta una poltrona».(lu.pe.)
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