Omicidio di Opicina, dodici anni a Kostic

Condannata in primo grado l’unica componente del commando finita a processo per l’assassinio del gioielliere Aldo Carli



Colpevole per il raid omicida di Opicina del Natale 2017. La Corte d’Assise presieduta da Piervalerio Reinotti (a latere Francesco Antoni) e composta anche da sei giudici popolari ha condannato in primo grado la serba Ljubica Kostic a 12 anni di carcere. Le motivazioni saranno pubblicate entro 90 giorni.

Secondo la Corte la donna è responsabile di omicidio volontario in concorso per l’assassinio di Aldo Carli. Il gioielliere 75 enne era stato ucciso nella sua casa di via del Refosco la notte tra il 19 e il 20 dicembre 2017. Kostic, a cui sono state riconosciute le attenuanti generiche, non avrebbe comunque avuto un ruolo di primo piano nel delitto compiuto insieme ad altri connazionali: Olivera Ristic Petrovic, Dusan Pejcic - attualmente latitanti - e Milan Pesic, un ex poliziotto in carcere in Serbia per altri crimini. La donna è stata anche condannata a versare una provvisionale di 250 mila euro a ciascuna delle due figlie della vittima e di 200 mila euro alla moglie. Kostic, appena finita la lettura della sentenza, è scoppiata a piangere e alcuni suoi parenti presenti in aula si sono lasciati andare a qualche commento ad alta voce: «Ma su cosa avete deciso?», «Perché non andate a prendere Olivera». Prima della camera di consiglio, durata poco più di un’ora e mezza, Kostic era riuscita ad abbracciare un parente piangendo a dirotto e sperando in una sentenza di assoluzione. Nel corso della discussione finale di ieri il pm Federico Frezza ha ricostruito le indagini che hanno portato all’individuazione dei quattro presunti autori del delitto, e ha chiesto una condanna di 22 anni per omicidio e rapina a carico di Kostic. A ruota la ricostruzione dell’avvocato Alessandro Cuccagna, legale di parte civile per conto delle due figlie, non presenti in aula al momento della lettura della sentenza pur avendo seguito il dibattimento. L’avvocato Alessandro Giadrossi, difensore di Kostic, ha invece provato a fornire una ricostruzione diversa da quella del pm sulle ultime ore della vita di Carli con lo scopo di far capire alla giuria che la donna era rimasta in auto durante tutto lo svolgimento dell’omicidio senza sapere il motivo della sosta a Opicina.

Kostic è parente di Ristic Petrovic e l’aveva ospitata insieme agli altri due uomini nella piccola casa di Quarto d’Altino nei gironi precedenti il delitto. Nel corso del processo Kostic aveva riferito di essere stata minacciata in quel periodo dai due uomini, salvo poi chiedere loro un passaggio verso Vienna. Il viaggio prevedeva la sosta a Opicina, probabilmente per un confronto con Carli, visto che Ristic Petrovic era in affari con lui. Il gioielliere stava uscendo di casa all’alba per andare a sua volta in Austria quando si sarebbe imbattuto nel gruppetto che lo avrebbe prima immobilizzato e soffocato con delle fascette comprate appositamente. Anche la mamma di Carli, oggi deceduta, sarebbe stata aggredita mentre la moglie ha riferito di non essersi accorta di nulla. —



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