Orari dei negozi, nessun accordo su Trieste
La giunta: aperture illimitate sino a 800 metri quadrati ma niente deroghe
di Roberta Giani
di Roberta Giani

Renzo Tondo
TRIESTE Franco Dal Mas, dopo tre ore di «chiacchiere», non ce la fa più. Denuncia un calo di zuccheri e reclama cibo: il clima si stempera, partono le battute, fioccano le risate. Ma, sulla riforma del commercio, la fumata bianca non arriva: nemmeno il vertice del Popolo della libertà, quello che archivia definitivamente le vacanze estive e riempie all’inverosimile l’agenda delle «cose da fare», risolve il rebus delle aperture domenicali. Renzo Tondo e Luca Ciriani, pur proponendo come mediazione la liberalizzazione degli orari in tutti i negozi con meno di 800 metri quadrati di superficie di vendita, ribadiscono l’altolà a deroghe «su misura» di Trieste e Gorizia. I goriziani si ammorbidiscono ma i triestini non si arrendono. Risultato: il gruppone di maggioranza non ritrova l’unità.
IL COMMERCIO
La riforma del commercio non è l’unico tema all’ordine del giorno. Ma, senza dubbio, è il più spinoso: lo stop alle aperture domenicali illimitate introdotte da Riccardo Illy e dal centrosinistra ha scatenato i mal di pancia di goriziani e triestini. C’è chi ha minacciato emendamenti, chi ha invocato la concorrenza slovena, chi ha paventato disastri, con un unico obiettivo: ottenere che l’intero territorio comunale di Trieste e Gorizia, e non solo il centro storico, sia esentato dal rispettare il tetto massimo delle 29 aperture domenicali all’anno fissato nel disegno di legge fresco d’approvazione in giunta. Richiesta pesante, pesantissima: la Lega ha già diffidato gli alleati dall’accontentare le pretese di Trieste e Gorizia, come peraltro hanno fatto Confcommercio, sindacati e sindaci dell’Anci.
IL CHIARIMENTO
Un chiarimento interno, dunque, si impone. Non a caso, non appena si apre il vertice triestino del Pdl, il capogruppo Daniele Galasso lo auspica. Ma è alla fine che la questione divampa: il goriziano Gaetano Valenti e i triestini Piero Camber, Bruno Marini e Piero Tononi, con il sostegno a distanza di Maurizio Bucci (assente «giustificatissimo»), tornano alla carica. Sollecitano l’inserimento di Trieste e Gorizia tra i comuni turistici, al pari di Grado e Lignano, perché quell’inserimento farebbe decadere il tetto delle 29 aperture. Il presidente della Regione e l’assessore alle Attività produttive ascoltano, ma non mollano. Non possono, né vogliono: «Non ci sono spazi per deroghe» ripete Tondo.
LA GIUNTA
Ciriani ricorda gli impegni assunti in campagna elettorale e l’accordo faticosamente raggiunto sul disegno di legge: «Accontenta quasi tutti ma, se inseriamo una deroga per un solo comune, salta tutto». L’assessore, al contempo, esclude contraccolpi per i consumatori di Trieste o Gorizia: «Il diritto a fare la spesa, trovando i negozi aperti, non è messo in discussione». Minimizza il rischio di un esodo verso i centri commerciali d’oltreconfine: «I dati dimostrano che sono più numerosi gli sloveni che vengono da noi che viceversa». Rassicura il sindaco di Villesse, Simonetta Vecchi, preoccupata per i destini dell’Ikea: «Non ricade nella legge regionale in quanto vende arredamento e quindi potrà tenere sempre aperto». Avanza, infine, una proposta di mediazione: «Possiamo arrivare a concedere facoltà di aperture domenicali illimitate a tutti i negozi sino a 800 metri quadrati contro i 400 previsti dal disegno di legge».
I TRIESTINI
Non è poco. E infatti Valenti, il goriziano pronto a dare battaglia a suon di emendamenti, si rasserena: «Ne parlerò con il sindaco Ettore Romoli e con l’Ascom ma mi pare che il passo avanti ci sia. I triestini, invece, non si accontentano: i grandi centri commerciali come le Torri e il Giulia, nonostante la proposta di mediazione, restano tagliati fuori. «Ma non ci sono solo loro. Eppoi, è inaccettabile che Trieste perda lo status di comune turistico» sintetizza Marini. Mentre Camber studia controproposte e reclama approfondimenti tecnici.
IL TAVOLO
Non se ne esce, l’accordo non si trova, e un rinvio diventa inevitabile. Lo sancisce, a fine vertice, Galasso: «Ci sono ancora dei nodi da sciogliere. E pertanto abbiamo deciso di approfondire ulteriormente la questione per cercare una soluzione alle questioni sollevate da Trieste, Gorizia e da alcuni comuni turistici. Riuniremo un tavolo tecnico con gli assessori e vedremo il da farsi». Nemmeno il capogruppo, però, si nasconde le difficoltà: «I margini di manovra sono stretti dato che bisogna contemperare gli interessi dei lavoratori, garantire i consumatori ed evitare la concorrenza impari con la Slovenia».
LE PRIORITÀ
Più facile, decisamente, trovare un’intesa sulle cose da fare «entro dicembre»: c’è innanzitutto la riforma urbanistica che, come ricorda Galasso, va in aula a fine mese e serve ad «eliminare l’immobilismo creato dalla legge in vigore garantendo maggiore autonomia ai Comuni». Ma c’è anche la Friulia holding che il centrodestra non gradisce: «Il problema non è Federico Marescotti, bensì la mission della finanziaria regionale» afferma Tondo. Traduce Galasso: «A ottobre, in consiglio, presenteremo una mozione in cui stabiliremo gli indirizzi da dare alla Friulia. Vogliamo ritorni alla sua vocazione tradizionale a fianco delle imprese».
STOP AI DIALETTI
Il Popolo della libertà mette un po’ d’ordine anche sul fronte della «babele» di lingue e dialetti da tutelare: dice sì alla modifica della legge sul friulano, frena sui dialetti «perché - spiega Galasso - non sono un’urgenza», si impegna ad incentivare l’insegnamento dell’inglese e a difendere il resiano: «Presenteremo una mozione». Ancora, mentre affida a tavoli tecnici il dopo reddito di cittadinanza, la nuova legge sull’immigrazione e le riforme della sanità a partire dall’accorpamento di Agenzia e Centro servizi condivisi, il gruppo di maggioranza relativa si accorda su una modifica dei criteri di punteggio per l’assegnazione degli alloggi Ater (in modo da premiare i residenti troppo spesso scavalcati dagli extracomunitari) e su un calmieramento degli aumenti delle tariffe dell’acqua imposte dalla legge Galli.
LE PROTESTE
Non mancano, nel lungo vertice cui partecipano i coordinatori regionali del Pdl Isidoro Gottardo e Roberto Menia, le lamentele dei consiglieri sulla «mancanza di collegamento» con la giunta: «Troppo spesso leggiamo sui giornali quello che è stato deciso» ripetono in tanti. «Vero. Ma non è una novità» conclude un consigliere di lungo corso.
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