Palazzo Marenzi aprirà a fine estate
Una nuova galleria di negozi simile al Tergesteo, uffici e abitazioni
di Pietro Comelli
di Pietro Comelli

Vienna chiama, Trieste risponde. Non è un tuffo nostalgico nel passato, ma la sinergia fra pubblico e privato. Entro la fine dell’estate la famiglia del conte Marenzi, residente a Vienna, assieme al Comune regaleranno alla città un nuovo Tergesteo. Una galleria pedonale passante all’interno della proprietà privata di palazzo Marenzi, fra le vie del Teatro Romano e dei Rettori, che rappresenta l’ultimo tassello mancante per la riqualificazione dell’ex ghetto. Allargando di fatto le zone pedonali di Trieste, creando una piazzetta incastonata in mezzo a porticati e negozi. E non solo.
Il nuovo «salotto buono» aperto al pubblico si sposerà con la ristrutturazione completa dello storico edificio costruito nel 1650. «Un recupero architettonico aperto, mica da chiudere nelle riviste specializzate», dice l’architetto Roberto Pirzio Biroli. È il progettista che ormai da anni, tra intoppi e perfezionismi, sta curando nei minimi dettagli «casa Marenzi», come ama chiamarla il conte Heinrich. Un nobiluomo d’altri tempi ieri a Trieste, assieme ai figli Douglas e Philip, per curare personalmente le trattative con le imprese e i possibili affittuari. Perché della dimora di famiglia, nell’albo genealogico un tempo residenza anche del vescovo Antonio, non si vende proprio nulla. Il piano terra commerciale, gli altri due riservati agli uffici e i sei appartamenti (mansarda compresa) saranno esclusivamente affittati.
Il target è alto, molto alto. Ma quella piazzetta che già si può conoscere, sbirciando nel cantiere, rende questa ristrutturazione diversa dalle altre. Sta per nascere una nuova galleria Tergesteo, sopra un palazzo dal recupero milionario che ogni giorno svela nuovi segreti. Apparati decorativi riportati alla luce lungo lo scalone interno; piccoli bassorilievi affidati alla cura della ditta Monti costruzioni, chiamata a riscoprire per quanto possibile l’aspetto originale di casa Marenzi. «Abbiamo grattato duemila litri di pittura...», racconta Federico Monti, il curatore del restauro. Districandosi con i propri collaboratori fra le «ali di pipistrello o di grifone», come ama chiama alcuni decori Pirzio Biroli, cercando di dare un ripristino filologico allo scalone. Senza dimenticare di valorizzare le colonne in pietra, scoperte quasi per caso demolendo un muro.
Ma fra travi a vista in legno del ’600 («tutte recuperate, anche quelle dei controsoffitti», dice Pirzio Biroli), la posa dei parquet, gli infissi restaurati dagli artigiani tedeschi e polacchi della «Historische fenster» di Dresda, il progetto della nuova casa Marenzi ha voluto puntare su una loggia, che gira intorno a ognuno dei quattro piani. E su quella piazzetta che si vede affacciandosi dalle finestre, da realizzare con le pietre antiche assieme al contributo del Comune. Una zona pedonale inserita nella proprietà privata, che tanto piace al sindaco Roberto Dipiazza. Le difficoltà del passato sembrano ormai alle spalle (i lavori iniziati nel 2002 furono bloccati dalla Soprintendenza, le pratiche dovettero ripartire da capo), è lo stesso primo cittadino a confermarlo. «Siamo nella fase finale. Quella piazzetta pedonale a due passi dal municipio - dice Dipiazza - è un’altra di quelle cose che andranno a caratterizzare Trieste». Il taglio del nastro è previsto alla fine dell’estate, assieme alla proiezione di un filmato che andrà a ripercorrere le fasi di una ristrutturazione in stile. Quasi volendo lasciare e lanciare un modello.
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