Paolo, ricercatore a New York caccia ai segreti del cervello

È ricercatore alla Columbia University di New York, dove segue un progetto nell’ambito delle Neuroscienze. Il triestino Paolo Codega è uno dei tanti cervelli in fuga che all’estero hanno trovato una carriera stimolante e di successo.
Dopo la laurea in Biotecnologie mediche all’ateneo giuliano e il successivo dottorato alla Sissa, Paolo è stato chiamato alla Columbia, uno dei centri migliori al mondo. «Attualmente il mio progetto di ricerca consiste nello studio dell’identità delle cellule staminali neuronali del cervello», spiega Codega: «Da poche decine di anni si è scoperto che, in determinate regioni del cervello, nuovi neuroni vengono generati anche in età adulta. La sfida scientifica, mia e dei miei colleghi, è capire esattamente da quali cellule nascano questi neuroni e come vengano stimolate o mantenute dormienti. La speranza è che questi studi portino a una conoscenza che potrà essere impiegata un giorno per “riparare” i danni che possono avvenire nel cervello, sia in seguito a traumi che a causa di malattie neurodegenerative».
Quanto alla metropoli in cui Codega vive, «New York è fantastica», commenta, «complicata, incasinata, claustrofobica a volte, però bellissima. I newyorkesi sono l’emblema del “melting pot” e della multiculturalità. E molto facile sentirsi newyorkese perché la maggior parte della gente che abita qui ha una storia simile alla tua».
Tra le maggiori soddisfazioni raccolte finora c’è proprio il lavoro in uno dei team di ricerca migliori al mondo. «Alla Columbia ci si sente al centro di un ambiente scientifico estremamente stimolante, dove studenti, ricercatori e professori lavorano fianco a fianco, dove scienziati di tutto il mondo vengono a condividere in anteprima i loro dati e dove capita di poter presentare i risultati parziali del tuo progetto davanti a premi Nobel che possono commentare e suggerire esperimenti per migliorare la tua ricerca. Inoltre – aggiunge - l’America è un Paese che investe molto sui giovani che hanno delle qualità, complice un mercato del lavoro molto più dinamico e con un alto ricambio, anche a scapito della sicurezza. Qui il titolo di studio è un investimento, visto che il sistema universitario non è gratuito (o quasi) come in Italia, quindi chi studia sa che poi verrà “ripagato” sia in termini di soddisfazione personale, sia finanziariamente. D’altra parte - dice Codega - vivere in un ambiente così veloce e competitivo mi fa credere che a volte si rischia di perdere il giusto passo delle cose. Ai triestini riconosco la qualità unica di sapere gustarsi i piccoli momenti per sé e per la famiglia».
E a Trieste Paolo spera di poter tornare un giorno per continuare il suo lavoro. «Non solo perché è la città dove sono nato e cresciuto e dove ho ancora famiglia, amici e affetti, ma anche perché sento un certo debito di riconoscenza verso un Paese e una città che mi ha dato tanto – conclude - e che potrebbe risollevarsi anche grazie all’aiuto di qualche “cervello” che dopo la fuga è disposto a rientrare a rimboccarsi le maniche».
Micol Brusaferro
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