Pazienti e dipendenti rassegnati davanti all’alt I sindacati compatti: «La situazione è grave»

I lavoratori denunciano il clima pesante all’interno della struttura «C’è malcontento tra gli utenti e anche per noi non è facile» 

LE REAZIONI



Un senso di sfiducia. A Cattinara, il giorno dopo la conferma della rescissione del contratto tra l’Azienda sanitaria universitaria integrata di Trieste e il consorzio guidato da Clea, il clima è quasi di rassegnazione per uno slittamento dei lavori “a data da destinarsi”.

Una signora con un amico sta fumando fuori dal cancello e, guardando la gru immobile, allarga le braccia: «Ormai siamo abituati a vedere cantieri bloccati e pezzi della sanità che vengono portati via». «Io devo dire che qui mi sono sempre trovato bene – aggiunge l’amico – anche se la visita, non urgente, me l’hanno fissata a febbraio...».

Tre infermieri, che sanno di non poter parlare con la stampa, invece sorridono e si lasciano comunque scappare qualche dichiarazione: «È una situazione di stallo che comporta sicuramente del malcontento. Chiudendo certi reparti ora ci troviamo con altri che sono sotto pressione». Un dottore in pausa pranzo davanti a un pezzo di pizza non può far altro che alzare le spalle: «Lo vedete com’è il clima. Questa situazione penalizza soprattutto i pazienti che percepiscono un clima di smobilitazione. Il piazzale poi aveva una funzione importante perché consentiva anche di fare due passi, ora ci sono solo rastrelliere e cartelli». Proprio nel piazzale, Giovanni, un paziente in pigiama, guarda oltre una delle cancellate: «Io non capisco come fanno a bloccare un ospedale in questo modo, è molto triste». Anche Laura, altra paziente, è perplessa: «Sento parlare di lavori a Cattinara dal giorno dopo che l’hanno inaugurato, mi sa che c’è una maledizione su questa zona».

Aureo Muzzi, medico ed ex consigliere comunale del Partito democratico, lancia invece una proposta sui social: «Costituiamo un’associazione per aiutare la sanità triestina ad uscire dallo stallo in cui si trova, evitiamo di usarla come terreno di scontro tra partiti e lavoriamo sul piano sociale e scientifico. Si facciano avanti cittadini e imprese di Trieste. Prima si comincia, meglio è».

Sul fronte sindacale Claudio Illicher del Cimo parla di Cattinara come di «un ospedale senza futuro visto che non si sa neanche perché hanno bloccato i lavori e quando ripartiranno. Mi chiedo come si possa pensare di gestire un ospedale che apre al mattino senza posti letto e con un secondo cantiere, quello per il Pronto soccorso, che durerà tutta l’estate con i pazienti e i muratori a stretto contatto. La realtà è che ormai Trieste è destinata a diventare uno spoke di Udine dove verranno garantiti i servizi per gli anziani e poco altro».

«In questo momento abbiamo mezza torre medica vuota – rincara Francesca Fratianni della Cgil – con il cantiere che è uno dei problemi cardine a cui si aggiunge la mancanza di personale, in particolare quello amministrativo, dove non è ancora stato tolto il vincolo dell’1% sulle assunzioni. La situazione è molto grave e non abbiamo neanche alcun accordo in vista dell’estate per il piano ferie».

Fabio Pototschnig della segretaria regionale della Fials Confsal, conferma che proprio la situazione occupazionale è quella che preoccupa di più insieme al cantiere: «Già oggi viene chiesto a chi ha il giorno libero di tornare in servizio. Così non è possibile andare avanti e siamo ancora in attesa del piano ferie». Mario Lapi della Cisl critica invece la gestione dell’appalto: «Si tratta di un’opera da 140 milioni di euro centrale per la sanità triestina, non è possibile che ci troviamo in questa situazione. Diciamo che il disagio vero è per il Pronto soccorso che doveva essere trasferito. Per il resto Cattinara è da sempre una macchina che avrebbe dovuto viaggiare a 130 km/h e al massimo è andata a 80 e ora andrà a 60, quindi si vedrà poca differenza».

La Fsi Usae con Matteo Modica invoca invece un commissario straordinario «per accelerare la risoluzione di un problema che Trieste non può tollerare. Va fatta anche chiarezza sulle responsabilità che devono esser al più presto accertate». Anche Modica, come Lapi, conferma che sarebbe stato opportuno scegliere una nuova sede partendo da zero. —



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