Piazza le telecamere nel negozio etnico ma senza permesso e viene denunciato

La polizia municipale contesta al commerciante bengalese anche la violazione dell’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori 
Bonaventura Monfalcone-21.07.2016 Viglili urbani-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura
Bonaventura Monfalcone-21.07.2016 Viglili urbani-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura



L’amministrazione comunale, con le telecamere, ha fatto scuola. Monfalcone, nel circondario, non ha eguali quanto a capillarità di distribuzione degli occhi elettronici. E forse anche lui, il titolare di un negozio etnico in via Sant’Ambrogio, avrà pensato di adeguarsi al mood, allo stato d’animo che si respira in città. Ma lo zelo non è stato premiato, anzi gli si è ritorto contro perché si è beccato una denuncia penale per violazione dell’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori. E in effetti, far installare un impianto di videosorveglianza senza l’autorizzazione da parte degli enti preposti, come poi ha ammesso il gestore, non si è rivelata propriamente un’idea brillante. Al controllo della Polizia locale, infatti, l’irregolarità è venuta a galla. E purtroppo successivamente ne sono state riscontrate di ulteriori, anche in materia igienico-sanitaria, al punto che la sola area della macelleria, inserita all’interno del punto vendita, risulta chiusa da una settimana, precisamente da venerdì scorso. Quando, verso le 11, una pattuglia della Polizia locale si è recata in via Sant’Ambrogio per effettuare un controllo commerciale nel negozio alimentare etnico.

Subito il primo problema: due dei tre addetti, extracomunitari del Bangladesh, non avevano al seguito i documenti. Sicché, a fronte dell’impossibilità degli agenti di adempiere all’identificazione, sono stati denunciati a piede libero per la violazione del Testo unico sull’immigrazione. Questo ha fatto scattare più approfondite verifiche, dalle quali è appunto emerso che il legale rappresentante dell’impresa, un bengalese, aveva installato un impianto di videosorveglianza nel proprio negozio senza avvertire prima i sindacati. Né – ed è l’alternativa ricorribile – aveva scritto all’ispettorato del lavoro per ottenere l’autorizzazione. Per tali motivi, dunque, il titolare è stato denunciato a piede libero per la violazione dello Statuto dei Lavoratori.

Terza criticità, le «pessime condizioni igieniche appurate nel negozio», secondo quanto in un secondo momento riferito dal comando di via fratelli Rosselli, coordinato dal comandante Rudi Bagatto. Si è quindi richiesto, lì per lì, l’intervento degli ispettori del Dipartimento di prevenzione dell’Azienda sanitaria 2 Bassa Friulana Isontina. Il sopralluogo è diventato congiunto e ha fatto emergere «forti lacune igienico-sanitarie». Si sono infatti rilevate operazioni di manipolazione delle carni fresche in un locale «privo dei requisiti strutturali e igienico-sanitari e per di più in collegamento diretto con il bagno». «Nessun operatore – spiega la Polizia municipale – indossava alcun abito idoneo, cioè grembiuli da lavoro, per evitare contaminazioni tra alimenti. E il locale risultava particolarmente sporco per via della polvere, ragnatele e residui di imballaggi sotto le attrezzature. Anche gli utensili per la pulizia, come ad esempio le spugne, avevano forte odore di muffa».

Alla luce del quadro, l’impresa è stata sanzionata per la somma di mille euro. Sequestrati invece venti chili di alimenti risultati privi di tracciatura. Viste le condizioni igieniche precarie l’Aas 2 ha imposto di cessare immediatamente la manipolazione delle carni e del pesce e il reparto macelleria è stato chiuso al pubblico. Il provvedimento sarà revocato al ripristino di condizioni di pulizia idonee. –



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