Piazza Marconi curata dagli immigrati

GRADISCA. La crisi morde. Le risorse latitano. E allora, anche per i lavori di più ordinaria amministrazione, di questi tempi per tirare la carretta nei Comuni servono le idee. A Gradisca ne hanno avuta una piuttosto buona per risolvere il problema del degrado di piazza Marconi, nel rione del Mercaduzzo. Fare gioco di squadra per restituire il giardino all’antico decoro. Magari favorendo pure l’integrazione fra diversi attori sociali. In maniera concreta, non a parole. Era l’ottobre dello scorso anno quando denunciammo per la prima volta lo stato di abbandono seguito alla realizzazione della rotatoria fra le regionali 351, 252 e la provinciale 8. Un degrado che aveva trasformato non solo la rotonda, ma anche la piazzetta compresa fra le vie Bidischini e Roma in una selva francamente indegna di un punto d’ingresso in città. E di un luogo storico, come testimonia la colonna che ricorda il punto ove sorgeva la prima chiesa della Bruma, rendendo del tutto vana l’intelligente operazione di ricollocazione della storica balaustra che un tempo cingeva il Leone di San Marco in piazza Unità, realizzata dall’artigiano gradiscano Giorgio Travan. Da ieri tutto questo è un ricordo. È infatti decollato il progetto che ha visto collaborare fianco a fianco la squadra del verde comunale capitanata dal solerte Paolo Turco, i volontari ospiti del centro per richiedenti asilo (Cara) di via Udine e gli studenti dell’Isis Brignoli, che sono al centro di un progetto di integrazione unico in Italia e seguito dal vice segretario di palazzo Torriani, Elisabetta Angalò. Tutti assieme in questi giorni i vari soggetti hanno ripensato lo spazio verde di piazza Marconi, lo hanno riseminato, hanno collocato nuove aiuole (piante stagionali, come diverse tipologie di salvie) e piantumato un nuovo platano, anzichè i cinque che la grandeur di qualche progettista ha mandato nei mesi scorsi a morire.
Luigi Murciano
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