Pino Roveredo rivela sui social: «Ho un tumore, sarò operato»



Pino Roveredo è malato. A renderlo pubblico, ieri, è stato lui stesso attraverso i social: «A giorni affronto un brutto tumore. Un abbraccio a chi mi ama e un perdono pietoso all’arroganza dei politici che hanno contribuito alla malattia». Alla notizia sono immediatamente seguite le reazioni di amici, conoscenti e lettori, che a centinaia gli hanno fatto sentire la propria vicinanza: una vera e propria ondata di solidarietà digitale. Contattato telefonicamente, lo scrittore ha poi fatto sapere che sta affrontando la situazione con forza d’animo: «Non la temo. È arrivata e va bene così. Non potrei prenderla altrimenti, dal momento che ho tre figli e tre nipoti cui pensare. Erano almeno cinque mesi che stavo male. Finché un medico, mio amico, mi ha fatto fare tutti gli esami del caso. È venuto fuori che ho un polipo, un tumore maligno. Dovrò subire un’operazione chirurgica e per questo motivo sarò ricoverato in ospedale per 15 giorni». Un piccolo intervento, propedeutico alla futura degenza, a dire il vero sarà affrontato da Roveredo oggi stesso. Questo primo ricovero durerà un giorno soltanto.

Quanto al suo “j’accuse” nei confronti della politica, al telefono lo scrittore ha spiegato: «Prima hanno fatto fuori me come garante (regionale dei diritti dei detenuti, ndr). E poi hanno fatto fuori tutti i miei progetti. Tanto che mi sono ritrovato nella condizione di disoccupato. Fa quasi più male questo che la malattia. È da quel momento che ho iniziato a somatizzare e a stare sempre peggio. La malattia sarebbe senz’altro venuta lo stesso, però...». Il riferimento è al progetto “Scritture mal educate”, che da novembre non esiste più. Si trattava del laboratorio di scrittura per persone con disabilità, attivato all’interno dell’allora Asuits e storicamente animato da Roveredo, che è dovuto terminare dopo sei anni di attività ininterrotta per mancanza di fondi: «Mi è stato riferito che quella volta in ambienti della Regione è stato detto esplicitamente “no Roveredo”. Ma io ho una mia dignità e non vado con il cappello in mano».

Roveredo è nato a Trieste nel 1954 da una famiglia di piccoli artigiani. Ha lavorato per anni in fabbrica e dopo varie esperienze (che lui definisce le «salite» della vita) è diventato scrittore e giornalista, collaborando con il Piccolo e vincendo il Premio Campiello nel 2005 con “Mandami a dire”.

Oltre ad aver scritto romanzi, racconti e opere teatrali, è anche operatore di strada: sempre a fianco degli ultimi, fa parte di varie organizzazioni umanitarie che agiscono a favore delle persone fragili. Il suo post di ieri ha velocemente ottenuto più di mille “mi piace” nonché centinaia di commenti solidali, manifestazioni di affetto, inviti a non mollare, auguri di buona guarigione. Tra questi un motto che è ormai diventato la cifra di questi giorni un po’ per tutti, il cui messaggio è semplice e chiaro: «Andrà tutto bene».—



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