Politico serbo assassinato in Kosovo

BELGRADO. Assassinio per mano di qualche gruppo criminale, oppure omicidio politico, pianificato da qualche estremista che vuole destabilizzare l’area. Impossibile al momento fare luce su un fatto di sangue che ha scosso ieri il Kosovo. La vittima, Dimitrije Janicijevic, 35 anni, consigliere comunale a Mitrovica Nord, ucciso davanti a casa. Cinque i colpi sparati da ignoti nella notte tra mercoledì e giovedì contro il giovane politico serbo, esponente della Samostalna liberalna stranka, il Partito liberale indipendente (Sls), e fra i candidati a ricoprire la carica di sindaco nella recente, storica, tornata elettorale locale di novembre-dicembre nella roccaforte dei serbi del Kosovo.
«La vittima è stata centrata da pallottole calibro nove», ha rivelato il funzionario della polizia kosovara, Besim Hoti, che ha assicurato che le indagini procedono «in tutte le direzioni» e che gli investigatori «non escludono alcuna pista» che possa portare ai colpevoli. Colpevoli dell’uccisione di un politico e piccolo commerciante, padre di tre figli e in attesa del quarto – l’aspetto più tragico della storia - e membro di un partito che già in passato era stato bersaglio di atti di violenza. Le proprietà di Janicijevic, l’anno scorso, erano «state attaccate, in alcuni casi con esplosivi» e nessuno degli episodi «è stato risolto», spiega un rapporto del think tank “Balkans Group”. Altri esponenti dell’Sls – partito controverso e sgradito nel Nord dove «non ha radici» ma che può contare su un buon sostegno nelle enclave serbe, chiarisce lo stesso rapporto - erano stati vittime di violenti attacchi durante la campagna elettorale d’autunno. Sls che è stato in passato accusato, dalle frange serbe più nazionalistiche, di essere stato troppo prono nel «lavorare con le istituzioni del Kosovo» indipendente e, almeno sulla carta, per un Kosovo multietnico, specifica un’analisi del Central European Policy Institute (Cepi).
E pure un altro degli esponenti più in vista dell’Sls, Petar Miletic, vicepresidente del Parlamento kosovaro, se l’era vista brutta. Nel 2010, era stato raggiunto da quattro colpi di pistola, salvandosi per un soffio. «Sappiamo che siamo impopolari, ma la nostra motivazione è quella di trovare una soluzione per la nostra comunità», aveva dichiarato dopo l’agguato il leader Sls, Slobodan Petrovic. Omicidio di Janicijevic – condannato con estremo vigore da Belgrado, da Pristina e dalla comunità internazionale, Unione europea e Osce in testa - che ha fatto salire al massimo la già alta tensione nella parte settentrionale di Mitrovica.
Tensione acuita nei giorni scorsi dal “gran rifiuto” del vincitore del voto amministrativo in città, Krstimir Pantic, di prestare giuramento su documenti col simbolo del Kosovo indipendente. Decisione che ha aperto le porte a una nuova tornata elettorale, fissata per il 23 febbraio, che si preannuncia densa d’incognite.
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