Presunti abusi sulla nipotina Nonno a processo

Almeno dieci episodi si sarebbero verificati secondo l’inchiesta a casa sua La difesa: «Fraintese semplici manifestazioni di affetto»
Foto Bruni 24.06.13 Procura di TS:ascoltato Danilo Narduzzi
Foto Bruni 24.06.13 Procura di TS:ascoltato Danilo Narduzzi

Almeno dieci singoli episodi di abuso nei confronti della nipotina che all’epoca – era il 2015 – aveva 9 anni. Secondo quanto lei stessa aveva poi riferito alla nonna materna e alla mamma era stata costretta a subire toccamenti e palpeggiamenti quando si trovava in compagnia del nonno paterno, nella casa di quest’ultimo. A quel punto i genitori avevano presentato denuncia e ora il nonno, un triestino 70enne, è a processo con l’accusa di violenza sessuale aggravata dall’abuso di autorità e dall’età, sotto i 14 anni, della parte offesa.

La mamma è parte civile con l’avvocato Antonella Mazzone. L’imputato è difeso dagli avvocati Mariapia Maier e Antonio Cattarini. Per la difesa si era trattato di fraintendimenti di quelle che erano in realtà normali manifestazioni d’affetto sui quali avrebbe inciso lo stato di disagio nel quale si trovava la bambina dopo la separazione dei genitori. Anche di questo si è parlato ieri in aula davanti al collegio presieduto da Piervalerio Reinotti. Un’udienza caratterizzata dall’esame di Zaida Colonna, psicologa forense e consulente tecnico della Procura, Antonio Francesco Svezia, psicologo e consulente della parte civile, Marco Pizzi, psichiatra forense dell’età evolutiva e consulente della difesa. Si è fatto riferimento più volte a contenuti e forme dell’incidente probatorio in cui era stata acquisita la testimonianza della nipote. Colonna ha ricordato che dai test erano emerse attendibilità, competenza cognitiva e capacità di testimoniare. Per Svezia la piccola aveva manifestato un’attendibilità mnemonica non soggetta a condizionamenti. Secondo Pizzi è possibile che la bambina, all’epoca sofferente per la separazione dei genitori, si fosse sentita messa in disparte e che quel disagio possa averla spinta ad «affabulare», cioè a riferire fatti non reali.—

P.T.

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