Prime vittime del cantiere di corso Italia: due chiusure
Era stato il primo a dare segni concreti e “visibili” della sua insofferenza per quel cantiere che non andava nè avanti nè indietro. Scelse il giallo fosforescente. In modo che quei manifesti non potessero non essere visti e dessero immediatamente nell’occhio anche al passante più distratto. Quei manifesti erano talmente vivaci e “scioccanti” che l’arancione della rete del cantiere diventava un colore spento.
Claudio Orzan, storico titolare de “La Botteguccia”, mandò, attraverso quegli avvisi, un messaggio forte alla clientela: un messaggio di... sopravvivenza. “Eccezionale vendita causa lavori stradali”, la scritta a caratteri cubitali.
Oggi, pure Orzan ha alzato bandiera bianca. Da alcuni giorni ormai, il negozio è chiuso, vuoto. Il colpo del kappaò quel cantiere infernale, la polvere, lo stagno che si forma ogniqualvolta piove.
E non è l’unico perché anche il Cafè Haus, qualche metro più avanti verso la farmacia All’Orso bianco, è desolatamente chiuso. E in molti se ne sono accorti: tant’è che sui social network iniziò un dibattito e più di qualcuno mise in riferimento i lavori infiniti (e tuttora incompleti) del controviale di corso Italia con quella decisione. In realtà, sulla porta d’ingresso, apparì sin da subito un avviso che smentì questa chiave di lettura. In quel foglietto si legge, testualmente: «Siamo chiusi per ristrutturazioni. Ci scusiamo per il disagio». Firmato: la direzione. Non vengono forniti altri particolari: né quanto dureranno questi lavori, né in cosa consiste la ristrutturazione. Sulle vetrate sono stati stesi dei fogli di giornale in maniera tale da neutralizzare la curiosità dei passanti.
Nello spiazzo antistante non ci sono più le sedie e i tavolini: è rimasto soltanto il tappeto verde steso a terra per limitare il polverone che, giornalmente, si alza con l’aria o con il passaggio dei pedoni. Ma lì non c’è proprio movimento di operai.
Il presidente di Confcommercio Gorizia Gianluca Madriz è consapevole del momentaccio. E parla di due chiusure, rivelando che a breve «molto probabilmente se ne aggiungerà una terza, di cui non rivelo il nome, sempre in quel tratto di corso Italia “disgraziato”. Un’attività che ha grossissime difficoltà a stare in piedi».
Madriz conosce perfettamente la situazione perché pure lui ha il negozio in quella zona martoriata e tormentata e ha potuto vivere sulla propria pelle il crollo degli affari. «Lo stop ai lavori ha avuto effetti disastrosi. Chi resiste, sopravvive. Ormai, si lavora solamente per pagare le spese e non certamente per guadagnare. E non vi dico la polvere. Venite nel mio negozio e vi accorgerete in che condizioni siano costretti a lavorare e ad accogliere la nostra clientela. È una cosa pazzesca. Ho ripulito l’altro giorno gli scaffali e, nel giro di 24 ore, la situazione è tornata ad essere la medesima».
Il presidente Madriz parla espressamente di attività che sono “ormai allo stremo”. E che hanno visto letteralmente crollare i propri introiti e il proprio giro d’affari. «Ripeto il mio ragionamento: qua è il “sistema Paese” ad essere andato a rotoli! Perché, in uno Stato civile, non è possibile che un Comune non possa scegliere una ditta affidabile cui affidarsi. La seconda classificata in graduatoria ritarda e il Comune decide di affidarsi alla terza? La speranza è che non si scorra la lista delle oltre 100 ditte partecipanti perché c’è il tempo che tutte le attività del Corso chiudano...». —
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