«Rapporto qualità-prezzo decisivo nella scelta finale»
lignano. «Nel capitolato del progetto redatto preliminarmente abbiamo indicato la Piasentina come riferimento di tipologia di pietra in quanto nostra locale: a parità di caratteristiche non abbiamo però potuto rifiutare di optare per un prodotto migliore nel rapporto qualità-prezzo». Così Lucio Asquini, direttore dei lavori per la riqualificazione di Lungomare Trieste, ha spiegato la scelta del materiale utilizzato per la pavimentazione del viale fronte mare, che da ormai due anni a questa parte dà la stura ad accanite polemiche. Ultima, infatti, è stata quella sollevata in maniera congiunta da Confartigianato-Imprese Udine e il Consorzio pietra Piasentina, che hanno tenuto a precisare «che in tali opere non è stata utilizzata la pietra delle Valli del Natisone nonostante il suo utilizzo fosse previsto nel progetto iniziale». Un chiarimento, quest’ultimo, «per evitare che i produttori subiscano un doppio patimento e di vedersi chiamati in causa». Per eludere un danno di immagine, oltre a quello economico già subito, quindi.
Inoltre, Asquini ha specificato: «La rottura della pietra in certi punti (verificatasi qualche settimana fa) è imputabile, difatti, alla sola posa della pavimentazione e non alla tipologia di materiale utilizzato: nel caso specifico, un giunto non è stato realizzato adeguatamente e si è spezzato. In autunno il cantiere verrà riaperto e i difetti rilevati verranno sistemati: il termine definitivo per la consegna dei lavori è maggio 2020». —
N.S.
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