Raugna non paga più per le alghe: «Lo smaltimento tocca ai gestori»

È iniziata la guerra delle alghe fra il Comune e i titolari di parte (7 su 11 complessivi) degli stabilimenti balneari della Costa Azzurra e di quelli che dalla spiaggia libera principale che arrivano a Pineta. Il Comune non ha alcuna intenzione di pagare lo smaltimento delle alghe che si trovano sulla battigia di fronte agli stabilimenti balneari che non hanno aderito alla raccolta convenzionata a più basso costo rispetto alle normali tariffe di raccolta e smaltimento.
Secondo il sindaco Dario Raugna che ha scritto una lettera aperta è «venuto il momento di dire basta» ed ha aggiunto «non metteremo le mani nelle tasche dei gradesi». Raugna spiega che la maggior parte dei concessionari delle spiagge pretendono che la pulizia della battigia davanti alle loro concessioni sia a carico della collettività, nonostante l’articolo 4 Comma b della legge regionale 13 novembre 2006, numero 22, dica espressamente che «la gestione dei materiali naturali e dei rifiuti ricadenti nell’area di battigia spetta al concessionario della superficie retrostante, se esistente». Secondo i concessionari invece la legge regionale sarebbe incostituzionale: «Martedì prossimo – annuncia il sindaco – incontreranno i nostri dirigenti con i loro avvocati, ma noi non siamo la Corte Costituzionale e abbiamo solo il potere di sostituirci a loro per fare la pulizia, salvo poi pretendere in sede civile il pagamento del servizio. Un percorso che potrebbe durare anni prima che il Comune possa trovare soddisfazione».
Va giù duro Raugna che evidenzia ancora come l’amministrazione abbia intrapreso un percorso sperimentale che ha notevolmente ridotto gli oneri per la gestione degli spiaggiati. «Basta ricordare – dice il sindaco – che fino a tre anni fa regnava la giungla, con costi esorbitanti per tutti e un impianto di vagliatura finito sotto sequestro».
Per ovviare alla situazione la collettività si è già accollata i costi di costruzione dei recinti dove le alghe vengono stoccate, che dovevano essere obbligatoriamente posizionati sulle spiagge, compresi i costi paesaggistici e di decoro e anche i costi della sperimentazione (tecnici, misure e movimentazione invernale delle alghe afferenti alla sperimentazione).
«Adesso pretendono di più (riferimento per quei concessionari che non vogliono pagare la raccolta delle alghe della battigia di fronte a loro, ndr): intendono tenere sotto scacco il paese confidando nel fatto che per il Comune una spiaggia sporca sarebbe un danno d’immagine tremendo, nemmeno capendo che i primi danneggiati sarebbero proprio loro!».
Tre, secondo Raugna, sono le possibili ipotesi. La prima: «ci sostituiamo in danno, e gliela diamo vinta, dando il cattivo esempio a quei pochi che hanno aderito alla convenzione e stanno pagando per la pulizia». La seconda: «lasciare le alghe dove sono per chi non paga e facciamo una battaglia politica di principio, spiegando che il Comune siamo noi, non è Pantalone. Se ci accolliamo l’intera pulizia del litorale dalla Costa Azzurra fino a Primero, saremo costretti a tagliare i servizi o ad aumentare la tutti la pressione fiscale per tutti gli altri, magari applicando l’addizionale Irpef o la Tasi, che nel nostro Comune stanno a zero».
Ultima ipotesi: garantire la continuazione del progetto sperimentale solo a quei concessionari che hanno aderito alla convenzione, continuando ad assicurare la pulizia nelle aree libere con smantellamento di almeno 2 recinti con gli altri concessionari liberi di rivolgersi al libero mercato per pulire le aree dagli spiaggiati, come previsto dalla Legge Regionale.
«Anche il nostro peggiore detrattore – conclude il sindaco Dario Raugna – capirebbe che se non pagheranno loro a pagare saremo noi: vogliono mettere le mani nelle tasche dei gradesi e a tutto questo diciamo No! La pulizia la pretendono da noi, vogliono la proroga di 15 anni sulla Bolkestein continuando a pagare un’inezia ciò che vale svariate migliaia di euro e appartiene a tutti noi, pure il ripascimento lo abbiamo pagato noi. Mi pare sia venuto il momento di dire basta! ». —
Riproduzione riservata © Il Piccolo








