Regione, più psicologi e servizi nei consultori

TRIESTE Psicologi per ogni distretto, anche più d’uno, linee guida comuni e servizi analoghi per tutti. La giunta Serracchiani continua sulla strada della riforma della Sanità. Stavolta tocca ai consultori. Tema delicato, lo sa bene l’assessore Maria Sandra Telesca, intenzionata a darsi tempo e a muoversi con la dovuta cautela per riorganizzare l’intero settore.
«Riorganizzare», dice proprio l’assessore. L’impulso è del Consiglio regionale, del Pd innanzitutto, che nei mesi scorsi aveva votato una mozione apposita in aula. L’aveva proposta Silvana Cremaschi, trovando una larga condivisione anche con l’opposizione. Varato il documento, la giunta ha deciso che si può, anzi «si deve» fare, sottolinea Telesca.
La sensazione, riflette l’esponente della giunta, è che l’assetto territoriale sia disomogeneo. Nella ventina di centri sparsi nell’intero Friuli Venezia Giulia, tanti quanto i distretti sanitari, ognuno lavora a modo suo. «Già – conferma – e questo non è accettabile».
La giunta comincerà a sondare consultorio per consultorio, per avere un quadro preciso su competenze, funzioni e personale disponibile. «Sono realtà che nascono negli anni Settanta – ricorda l’assessore Telesca – con una funzione di supporto alla famiglia e alle problematiche socio-assisenziali e sanitarie delle donne, giovani e adolescenti. Nel tempo i loro compiti si sono impoveriti. Ma adesso che parliamo di riforma, dobbiamo rivedere varie aspetti. Tra cui questo: alcune realtà gestiscono un certo tipo di attività, altre no. Dobbiamo ridefinire le regole e i percorsi, dalla prevenzione alla menopausa». Pordenone, ed è solo un esempio, non seguiva le donne di una certa età.
«Un altro aspetto da verificare – suggerisce l’assessore Telesca – è il personale a disposizione. È sufficiente? Se serve si integra, a cominciare dagli psicologi che dovranno essere uno per ogni distretto. O più di uno, se necessario. La carenza di queste professionalità è stata evidenziata. Tutte le strutture - aggiunge - dovranno assicurare assistenza ostetrico-ginecologica, con visite, pap-test e supporto psicologico ad adolescenti e donne, ad esempio. Anche in coordinamento con i centri anti-violenza. Nella rete dei consultori rientrano anche quelli privati, impegnati con il loro volontariato a offrire il miglior servizio possibile».
Proprio il Pd, nella sua mozione, aveva sollecitato una revisione dell’intero sistema, proponendo anche un incremento di risorse. «Ciò – spiega Cremaschi, la prima firmataria – in considerazione del ruolo prioritario che il consultorio riveste in tema di tutela, assistenza e sostegno delle donne, delle coppie, delle famiglie, che va dall’aspetto ostetrico-ginecologico, all’assistenza pediatrica, a quella psicosociale ed educativa, alla tutela e al sostegno nelle diverse fasi del ciclo di vita, alla presa in carico delle persone in situazione di fragilità o oggetto di violenza». Di qui la richiesta di maggior impegno da parte della giunta, «proprio nell’ottica della riforma sanitaria».
Concretamente, si tratta di stabilire i livelli essenziali di assistenza, con una rivisitazione dei servizi. «Vanno anche definiti i criteri relativi all’autorizzazione all’esercizio e all’accreditamento – afferma Cremaschi – che devono concorrere al miglioramento della qualità delle prestazioni erogate».
Un problema anche di fondi, stando all’analisi del consigliere Pd: «Le risorse attuali dei consultori sono disomogenee, e in alcune aziende sono molto scarse. I servizi del territorio nel corso della precedente legislatura sono stati lasciati in condizioni di progressiva calo di finanziamenti. Ciò a differenza di altri servizi “forti” perché sostenuti nel tempo da associazioni o da qualche politico direttamente coinvolto. I servizi territoriali rivolti alle famiglie e all’infanzia, compreso il sostegno alla genitorialità e alla gravidanza, sono stati nel tempo abbandonati dalla politica che oggi invece afferma finalmente una importante inversione di tendenza».
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