Regione, offensiva antinfluenza al via il 9 novembre

Vaccini gratuiti per 314mila over 65, malati cronici e lavoratori a contatto con il pubblico. Si punta a una copertura del 75%. Nel 2014 le adesioni alla campagna sono scese dl 4%
Un medico si prepara a somministrare un vaccino antiinfluenzale
Un medico si prepara a somministrare un vaccino antiinfluenzale

TRIESTE. Si parte il 9 novembre con l’obiettivo di vaccinare più persone possibili tra quelle a rischio causa età o particolari patologie. Perché, rimarca Maria Sandra Telesca, «più ci si vaccina, meno problemi si hanno». A Udine, nella sede della Regione, scatta l’operazione anti-influenzale. Con un obiettivo immediato: invertire il trend all’ingiù che ha interessato tutta l’Italia un anno fa (quando, causa morti sospette, furono ritirare le prime dosi) e toccato pure il Fvg: -4%, dal 56% al 52%.

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Un vaccino

La popolazione coinvolta è quella formata dagli over 65 e dagli affetti da malattie croniche dell'apparato respiratorio e cardio-circolatorio, diabete mellito e altre malattie metaboliche, renali e del sangue. Si tratta di 313-314mila persone cui la Regione mette a disposizione la vaccinazione gratuita.

A poterne beneficiare anche i lavoratori di servizi di primario interesse (asili nido, scuole dell’infanzia e dell’obbligo, Poste e telecomunicazioni, pubblica amministrazione e difesa, Polizia, case di riposo), chi è a contatto con animali che potrebbero costituire fonte di infezioni da virus influenzali non umani e pure i familiari di soggetti ad alto rischio, qualora questi ultimi non possano essere vaccinati per controindicazioni varie.

L’obiettivo, secondo le direttive nazionali e internazionali, è una copertura del 75%. Con il 52% dell’anno scorso si sono comunque evitati, fa sapere la Regione, 750 morti di over 65, in un contesto in cui si sono però contati 30 casi di ricovero per influenza grave di soggetti che, pur a rischio, non si erano vaccinati.

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«Purtroppo la diffusione di comunicazioni, che poi si sono rivelate non corrette, ha ridotto sensibilmente il numero delle persone che si sono vaccinate», ricorda Telesca. Per risalire da quel 52% si deve innanzitutto informare. «Lo faremo assieme ai professionisti», sottolinea ancora l’assessore, riuniti in conferenza stampa presidenti degli Ordini professionali provinciali dei medici chirurghi e degli odontoiatri, rappresentanti dei medici di medicina generale, dei pediatri di libera scelta e dei dipartimenti di Prevenzione: «Abbiamo stretto una grande alleanza con i professionisti per costruire una rete che consenta di spiegare alle persone quanto sia importante vaccinarsi».

In particolare gli over 65 riceveranno una nota informativa e materiale divulgativo. La Regione diffonderà inoltre depliant e poster, con testi redatti anche nelle lingue minoritarie, in punti strategici, a partire dalle farmacie e dagli ambulatori: «La direzione Salute è da tempo attiva per cercare di diffondere il più possibile le informazioni corrette e per valutare tutte le necessità per fornire alle persone consigli appropriati, fugando i possibili dubbi». Un passaggio che allarga il discorso alla vaccinazione in generale. «Internet fa i suoi bei danni», dicono i medici.

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«Gli studi hanno dimostrato che le attribuzioni tra alcune patologie e la vaccinazione sono false - aggiunge Telesca -; mettere in discussione questa conquista della scienza medica rischia di minare la fiducia della popolazione nelle vaccinazioni, provocando un danno alla salute pubblica. Sanzioni? No, meglio puntare sull’informazione».

Eppure anche in Fvg ci si sta confrontando con la crescita del fenomeno del rifiuto delle vaccinazioni da parte dei genitori: i vaccini in età infantile solo calati l'anno scorso del 2% per le tre dosi contro difterite, tetano, polio, pertosse, epatite B, Hib e del -4% per una dose di morbillo, rosolia, parotite e pneumococco. «Anche se in regione la copertura è ancora alta - informa la direttrice dell’Area prevenzione della Regione Nora Coppola -, se il decremento di vaccinati continuasse ci sarebbe rischio di scendere sotto il tetto limite che consente la cosiddetta immunità di gregge: per la poliomielite il 95%, per altre patologie l’85% di popolazione vaccinata».

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