Resterà ferma per un anno la questione Kosovo-Serbia

Ieri si è sciolto il Parlamento a Pristina. Elezioni a fine settembre o primi di ottobre Nel marzo 2020 andrà al voto Belgrado. In questa situazione impossibile trattare
Un cartellone in cirillico su cui si legge “Il Kosovo è Serbia” con a suo fianco l’immagine del presidente della Russia Vladimir Putin grande mentore del governo di Belgrado e del presidente della Serbia Aleksandar Vučić.
Un cartellone in cirillico su cui si legge “Il Kosovo è Serbia” con a suo fianco l’immagine del presidente della Russia Vladimir Putin grande mentore del governo di Belgrado e del presidente della Serbia Aleksandar Vučić.

BELGRADO Il Parlamento del Kosovo è stato sciolto in una seduta speciale per aprire la strada allo svolgimento di elezioni legislative anticipate, a seguito delle dimissioni del premier Ramush Haradinaj il 19 luglio scorso, convocato dal tribunale di guerra all’Aja. La decisione è stata presa con il voto favorevole di 89 deputati, più della maggioranza dei due terzi necessari - 80 dei 120 seggi - per lo scioglimento della Camera kosovara. Il presidente del Kosovo ha ora dieci giorni, a partire dallo scioglimento del Parlamento, per definire la data delle elezioni, che si terranno tra i 30 e i 45 giorni a partire da oggi. La stampa locale considera molto probabile il 29 settembre o il 6 ottobre. Haradinaj, ex comandante dell’Esercito di liberazione del Kosovo (Uck), è stato convocato dal tribunale per crimini di guerra all’Aja per essere ascoltato sul suo ruolo nella guerra del Kosovo. «Ho ricevuto una convocazione dalla corte speciale come sospettato e mi è stato offerto di recarmi lì come premier o come normale cittadino del Kosovo, ho scelto la seconda», aveva affermato il 51enne subito dopo la convocazione.

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La decisione di lasciare l’incarico arriva in un momento di crescenti tensioni con la Serbia, a fronte di uno stallo nel dialogo, mediato dall’Ue, tra Belgrado e Pristina. La Serbia non ha mai riconosciuto l’indipendenza del Kosovo, ma si è detta disponibile a discutere un accordo vincolante sulle relazioni con la sua ex provincia. Un’intesa è infatti necessaria se entrambi i Paesi vogliono fare passi avanti nel loro percorso di adesione all’Ue. È la seconda volta che Haradinaj, ex comandante dell’Uck, lascia l’incarico dopo essere stato convocato dal tribunale per i crimini di guerra: è stato prosciolto una prima volta nel 2008 - nell’anno dell’indipendenza - e di nuovo nel 2012 dopo che fu ordinato un nuovo processo in seguito ad accuse di intimidazioni nei confronti del testimone durante il primo procedimento. La corte speciale è stata creata nel 2011 sulla base di un rapporto del Consiglio d’Europa del 2011 in cui si accusava l’Uck del rapimento e sparizione di 500 civili, in maggioranza serbi e rom ma anche oppositori albanesi. La guerra in Kosovo ha fatto 13 mila morti, dei quali oltre 10 mila erano albanesi, 2.300 tra serbi e montenegrini e poche centinaia di rom.

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Il presidente Aleksandar Vučić nel corso di una conferenza stampa a Belgrado


Il futuro della mediazione però sembra destinato allo stallo ,almeno per un anno. Nulla si muoverà infatti prima delle elezioni politiche nell’ex regione autonoma della Jugoslavia e poi bisognerà attendere la formazione del nuovo governo. Stesso ragionamento vale anche per la controparte serba. Il presidente Aleksandar Vučić ha già preannunciato che la Serbia andrà alle urne nel marzo del 2020. Anche qui bisognerà poi attendere la nascita dell’esecutivo per iniziare a pensare al Kosovo che continua a imporre i dazi del 100% alle merci serbe. Per togliere la “gabella” chiede il riconoscimento dell’indipendenza da parte di Belgrado che non ne vuole sentir parlare.

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990701-M-5696S-003 U.S. Marines provide security as members of the Royal Canadian Mounted Police Forensics Team investigate a grave site in a village in Kosovo on July 1, 1999. Elements of the 26th Marine Expeditionary Unit are deployed from ships of the USS Kearsarge Amphibious Ready Group as an enabling force for KFOR. KFOR is the NATO-led, international military force which will deploy into Kosovo on a peacekeeping mission known as Operation Joint Guardian. KFOR will ultimately consist of over 50,000 troops from more than 24 contributing nations, including NATO member-states, Partnership for Peace nations and others. DoD photo by Sgt. Craig J. Shell, U.S. Marine Corps. (Released)


Nello stallo potrebbe inserirsi però la mediazione statunitense. Donald Trump lo ha annunciato come priorità nel suo programma elettorale. Ma quanto gli gioverebbe impantanarsi nella palude Kosovo? —


 

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