Riapre dopo sei mesi il Santuario del Preval per il lunedì dell’Angelo

Francesco Fain / MOSSA

Domani, lunedì dell’Angelo, riapre come da tradizione il santuario del Preval per la messa solenne delle 11. È da settembre 2020 che il luogo sacro, particolarmente caro a tanti fedeli, non apriva le sue porte: infatti, 6 mesi fa era giunto un piccolo ma coraggioso gruppo di pellegrini dalla Diocesi di Vittorio Veneto, guidato da don Brunone De Toffol, responsabile diocesano dei pellegrinaggi. In quell’occasione don Moris Tonso aveva portato il saluto ai presenti e, nel corso dell’Eucaristia, i pellegrini avevano fatto un atto di affidamento a Maria, Regina dei Popoli, e a San Giovanni Paolo II per la conclusione di questa pandemia. Si prevede che i tempi saranno ancora lunghi come ben sappiamo: purtroppo, anche quest’anno, per la seconda volta, sono state sospese le Via crucis transfrontaliere, anche per la situazione ancor più pesante che vive la vicina Slovenia, ma il fatto che le porte del santuario si riaprano è, comunque, un segno di speranza e di fiducia per tempi migliori.

La chiesa del Preval, risalente al 1400, dopo un periodo in cui versava in stato di degrado, venne ricostruita e riportata al culto dei fedeli nel 1995. Era il 14 maggio. Nella sua storia la chiesetta, ora santuario diocesano intitolato per volontà di Papa Giovanni Paolo II a Santa Maria Regina dei Popoli, ha da sempre rappresentato un «punto di passaggio e di incontro» per le numerose popolazioni del Collio e del Brda che si affacciano sulla piana del Preval per poi diventare meta anche delle comunità dell’intero territorio dell’Isontino, della Destra e Sinistra Isonzo.

Dopo il suo declino e degrado essendosi trovata sul confine di stato, ma anche della cortina di ferro con il secondo conflitto mondiale, il santuario vide la sua rinascita e “consacrazione” al tempo della visita apostolica di Papa Giovanni Paolo II che la arricchì di privilegi. II Pontefice omaggiò l’antica statua di Maria e benedì la pietra angolare dell’erigendo santuario, conferendo allo stesso il nuovo titolo di “Santa Maria Regina dei Popoli” indicando così l’antica vocazione del luogo. —

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