Ribbentrop: gli italiani non sono convinti
«La loro posizione sulla questione ebraica differisce in misura notevole»
«La posizione italiana sulla questione del trattamento degli ebrei differisce da quella tedesca in misura notevole. Mentre noi consideriamo l'ebraismo come un morbo che minaccia di distruggere un popolo e cerca di impedire la ricostruzione dell'Europa, il governo italiano è convinto di poter trattare i giudei privilegiando singoli ebrei o gruppi di ebrei. Il giudaismo è il nemico più infame sia per la Germania sia per l'Italia». Così scrive Ribbentrop, il ministro degli Esteri del Reich, all'ambasciatore tedesco a Roma. È il 13 gennaio 1943 e manca poco all'incontro tra Mussolini e Ribbentrop, un summit convocato d'urgenza per valutare la difficile situazione dell'asse dopo la sconfitta di El Alamein e quella di Stalingrado.
Ma per i gerarchi nazisti i rovesci militari sembrano passare in secondo piano. I contrasti con gli alleati italiani si sono aggravati negli ultimi mesi del '42. Il motivo? Lo scarso impegno dimostrato da Roma nella «soluzione del problema ebraico» in Europa e nel Mediterraneo. Il tema è discusso in una serie di riunioni a Berlino. «Gli italiani si sono sempre mostrati poco comprensivi, se non addirittura infastiditi, quando ad essere colpiti sono gli interessi dei giudei italiani - dice un rapporto segreto datato 22 ottobre - Roma valuta straordinariamente forte la potenza economica degli ebrei italiani nel Mediterraneo. In generale, si può quindi affermare che l'Italia respinge le misure anti - ebraiche. A Tunisi, si sono verificate forti proteste italiane contro i tentativi francesi di arianizzazione del paese. A Tunisi e ad Algeri, il francese appare come il persecutore degli ebrei, l'italiano come il loro difensore. Dalla Romania giungono rapporti secondo i quali le politiche verso gli ebrei sono ostacolate dall'Italia. Le imprese gestite dagli italiani hanno assunto personale di razza ebraica.
In Croazia, le autorità di occupazione italiane hanno garantito la tutela dei giudei. In Italia, gli ebrei svolgono un ruolo decisamente pericoloso. Il capitale giudaico internazionale è uno dei più formidabili strumenti di guerra contro la Germania, ed è così concepito da ogni ebreo. È indubbio quindi che l'Italia, con le sue esitazioni, offre al giudaismo l'occasione di sottrarsi ad ogni forma di controllo economico». Il contenzioso registra il suo massimo punto di tensione due mesi dopo. «Le autorità germaniche hanno arrestato 20 cittadini italiani di razza ebraica, traducendoli poi in campi di concentramento - scrive l'ambasciata d'Italia a Parigi il 18 dicembre, in una nota di protesta indirizzata a Berlino -. Uno di questi è morto mentre altri 3 sarebbero stati deportati nell'Europa orientale. Siamo certi che le competenti autorità germaniche vorranno revocare le misure in questione. Si tratta di normative che riguardano la libertà personale dei cittadini italiani di razza ebraica».
Tra il 25 e il 27 febbraio 1943 si svolge a palazzo Venezia il vertice Mussolini - Ribbentrop, sul quale riferisce l'ambasciatore giapponese a Roma in un dispaccio inviato a Tokyo e intercettato dall'intelligence service britannico. «Sul problema ebraico - scrive il diplomatico - i tedeschi desiderano una politica doppiamente severa, ma gli italiani hanno spiegato che la situazione italiana è diversa da quella germanica. Su una popolazione di 45 milioni di abitanti, gli ebrei sono appena 35.000. Di conseguenza non rappresentano un particolare pericolo». Nemmeno il colpo di stato del 25 luglio e la firma dell'armistizio dell'8 settembre convincono i nazisti a desistere dai loro propositi genocidi nel Belpaese. Ma tornano a galla i problemi di sempre, anche con il governo di Salò. "Le azioni ordinate dal comando delle Ss per la cattura degli ebrei italiani non hanno portato finora ad alcun risultato concreto - leggiamo in un rapporto tedesco del 4 dicembre 1943 - le operazioni sono state ritardate talmente a lungo che la maggioranza degli ebrei è riuscita a rifugiarsi nelle piccole località. Con le forze attualmente a disposizione, ci risulta quindi impossibile mettere in atto rastrellamenti a pettine nei comuni piccoli e medi.
Nel frattempo, il governo ha emanato una legge, secondo la quale tutti gli ebrei in Italia devono essere deportati in campi di concentramento. Per ripulire le zone operative dagli elementi sospetti, siamo quindi favorevoli alla rapida applicazione di questa legge e all'istituzione di campi di concentramento nel nord Italia. in tal senso, il governo germanico è pronto a mettere a disposizione una serie di consiglieri di provata esperienza». Il 14 dicembre i tedeschi tornano sull'argomento: «In rapporto alle segnalazioni sullo scarso zelo delle autorità italiane nell'esecuzione delle misure antiebraiche, il ministero degli Esteri del Reich ritiene che l'attuazione del piano dovrebbe essere supervisionata da funzionari germanici».
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