Riconversione della Centrale Prc spina nel fianco del Pd

Zotti: «No all’opzione “tutto carbone” di A2a. Vogliamo l’alimentazione a gas, come da accordi. Non bastano i tavoli tecnici voluti dal sindaco»
Altran Mf-ENDESA dal mare..Altran Mf-ENDESA..Altran Mf - ENDESA
Altran Mf-ENDESA dal mare..Altran Mf-ENDESA..Altran Mf - ENDESA

Sulla riconversione "a carbone" della centrale termoelettrica A2a di Monfalcone Rifondazione comunista è pronta a mettersi di traverso. Checché ne dica il Pd, con cui condivide il governo della città. «Per quanto ci riguarda prenderemo in considerazione solo le proposte avanzate in modo trasparente e con il coinvolgimento della popolazione - afferma il segretario del Circolo di Prc di Monfalcone-Staranzano, Emiliano Zotti - e che abbiano come contenuti e unico scopo l'abbattimento delle emissioni, l'incremento di efficienza, la diminuzione dell'impatto ambientale e il mantenimento dei livelli occupazionali e contrattuali».

Rifondazione, per bocca di Zotti, fa sapere anche di essere in ogni caso contraria all'utilizzo di scarti di produzione o derivati dei rifiuti da utilizzarsi come combustibili per la centrale. «La centrale elettrica di Monfalcone è una presenza ingombrante sul territorio - afferma Zotti - che va mitigata rendendola il meno impattante possibile». E da sempre l'idea di Prc per l'impianto è quella della conversione degli attuali gruppi a olio in turbine alimentate a gas, considerate "più efficienti e meno inquinanti"». L'opzione era quella prevista dal protocollo sottoscritto tra la Regione e gli allora proprietari, Endesa, nel 2004.

«Quel protocollo, complice anche il disinteresse per il problema dimostrato dalla giunta Tondo - osserva Zotti -, non è mai stato applicato, ma, anzi, sistematicamente disatteso dalle molte società che hanno ultimamente gestito la centrale». Ora a Rifondazione non sembrano però affatto bastare i tavoli tecnici attivati dal "suo" Comune con A2a. Secondo quanto afferma Zotti, dovranno essere i cittadini ad avere «il pieno controllo democratico del settore energetico così da poter influire sulle scelte produttive e ambientali degli impianti».

«Ci risulta evidente che, dal momento in cui è stato privatizzato il settore energetico in Italia - aggiunge -, non c'è stato alcun beneficio per i cittadini. Non ci sono stati miglioramenti del servizio, diminuzione delle tariffe o incrementi occupazionali. Le privatizzazioni hanno portato profitti solo alle società e tolto allo Stato il controllo su di un settore strategico per il progresso di un paese». Prc ritiene quindi «improrogabile la stesura di un piano energetico nazionale e regionale per pianificare coerentemente con le reali esigenze dei territori le infrastrutture necessarie in Italia e in Friuli Venezia Giulia».

Laura Blasich

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