Ricordati i deportati del 1945 «A giugno il nuovo lapidario»

Il nuovo lapidario verrà inaugurato a giugno. La conferma è arrivata ieri, al parco della Rimembranza, nel corso dell’annuale cerimonia in ricordo dei 665 deportati in Jugoslavia del maggio 1945.
Alla commemorazione non è mancato un ricordo di Clara Morassi Stanta, paladina delle vittime, per la prima volta assente, scomparsa lo scorso anno. Il sindaco Rodolfo Ziberna ha rimarcato la sua figura e l’importanza della ricerca di una verità per quanto riguarda le deportazioni. «Saremo qua ancora tra uno, dieci, cinquant’anni», ha affermato il primo cittadino nel corso della cerimonia che, nonostante il maltempo, è stata partecipata e sentita. C’erano, fra gli altri, anche gli ex sindaci Gaetano Valenti e Vittorio Brancati.
Ricordando quanti al margine delle sedute del Parlamento gli chiedano informazioni sul tema, il deputato forzista Guido Germano Pettarin ha poi sottolineato: «La sete di verità è molto più presente di quanto non sembri». Ancora, l’assessore regionale alla Funzione Pubblica Sebastiano Callari ha evidenziato che restituire dignità alle vittime delle grandi tragedie connesse alla storia del Confine orientale è uno degli obiettivi della Regione, che intende sostenere in maniera convinta la diffusione delle verità storiche legate a drammi come quello dei deportati goriziani nel maggio del 1945. «Un dramma troppo a lungo dimenticato - per Callari -, avvenuto dopo la fine della Seconda guerra mondiale e quindi teoricamente in tempo di pace, nel quale persero la vita centinaia di abitanti di Gorizia, che vennero strappati alle proprie famiglie per trovare la morte nelle carceri jugoslave o nelle foibe».
Laura Stanta Murgia, figlia di Clara Morassi Stanta, ha messo in evidenza che pur essendoci sempre meno persone presenti alla cerimonia a causa del passar del tempo, «il ricordo resterà indelebile». «Senza polemiche - ha anche detto - restiamo in attesa di verità».
Sul nuovo lapidario, invece, si è espresso Luca Urizio, presidente della sezione goriziana della Lega Nazionale. «Lo dobbiamo realizzare non per vendetta, ma per amor di verità», ha detto specificando che verrà indicato sul monumento che la mano assassina è stata quella dei partigiani comunisti filo jugoslavi e non dei partigiani in generale.
Un omaggio ai deportati, ieri, è stato portato anche dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Giancarlo Giorgetti e dal presidente della giunta regionale Massimiliano Fedriga, presenti in città per l’evento conclusivo del progetto “Gorizia 18/18” sulla Grande guerra.
Al parco della Rimembranza, per la commemorazione, anche alcuni assessori comunali e rappresentanti del consiglio hanno omaggiato i deportati assieme, ovviamente, a numerosi esponenti delle associazioni combattentistiche e d’arma.
Per l’associazione Famiglie caduti e dispersi in guerra ha parlato Pier Raimondo Cappella: «Celebrare i propri morti è un dovere di ogni società civile. Negare di onorare i propri cari griderebbe vendetta al cielo». —
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