Rimborsi “facili”: Pdl, Pd e Lega travolti dagli avvisi di garanzia

La Procura invia le notifiche ai capigruppo Galasso, Moretton e Narduzzi. Tra gli indagati i triestini Bucci, Camber, Tononi e i goriziani Razzini, Marin e Valenti
Foto Bruni 14.12.12 Consiglio regionale
Foto Bruni 14.12.12 Consiglio regionale

TRIESTE. Bomba giudiziaria sul Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia. La Procura di Trieste, alle prese con le indagini sulle spese di rappresentanza dei consiglieri, ha inviato i primi avvisi di garanzia. I destinatari sono i capigruppo dei tre partiti più pesanti: il pidiellino Daniele Galasso che, per questo motivo, non si ripresenterà alle prossime elezioni regionali; l’ex pd (ora montiano) Gianfranco Moretton e il leghista Danilo Narduzzi. Quelli che avrebbero dovuto controllare, secondo le ricostruzioni dei magistrati, come i consiglieri del gruppo usavano i soldi pubblici a disposizione. L’accusa, per tutti, è di peculato. Ma le posizioni, da quanto trapela, sono differenziate: c’è chi è finito nel mirino del pm soltanto per l’omessa vigilanza sulle uscite più “strampalate” dei colleghi e chi è finito sotto indagine anche per acquisti personali. Nell’attesa di nuovi dettagli, di sicuro, l’inchiesta sugli scontrini facili miete altre “vittime”. Gli avvisi di garanzia, che colpiscono tre pezzi da novanta del Consiglio, contengono i nomi di altri indagati. Quelli che, al momento, non hanno ancora ricevuto l’avviso. In tutto, stando a quanto trapelato già nei giorni scorsi dai pm, 19 su 57. Un terzo dell’intero Consiglio regionale.

Il Pdl, il gruppo più numeroso, ha ben 11 eletti coinvolti su 16. Nella lista ci sono Piero Camber, Gaetano Valenti, Alessandro Colautti, Paolo Santin, Roberto Marin, Maurizio Bucci, Antonio Pedicini, Franco Dal Mas, Piero Tononi e Franco Baritussio (ora con “La Destra”). Una mazzata pesantissima per Trieste: solo Bruno Marini risulta fuori dalla bufera. I primi commenti? «Nulla da dichiarare. Quando e se riceverò le carte risponderò in maniera puntuale. Per cosa sono indagato? Per la mia iperattività» afferma Camber. Il consigliere che, con Valenti, sarebbe tra quelli con il maggior numero di contestazioni. Tononi si sente sereno: «Non sapevo niente di un mio coinvolgimento, me lo state dicendo voi giornalisti. E questo conferma di come funziona la magistratura in Italia. Io però sono convinto di aver rispettato la legge. Non sono polemico verso la stampa, quando un giornale ha una notizia ha il dovere di darla. È chi è il garante della giustizia che dovrebbe comportarsi in un altro modo». Santin scuote il capo: «So per cosa sono indagato. Nel 2011 ho regalato a nome del Pdl 15 felpe per una squadra di calcio di amatori. Mi chiedevano contributi regionali che non avremmo potuto dare. E allora abbiamo fatto questo regalo. Che tristezza pensare che sono sotto indagine per un motivo del genere. Non mi ricandideranno? Io vado a testa alta. Non è che per questo non mangerò».

In casa Pd, con Moretton, finiscono nei guai Giorgio Baiutti, Sandro Della Mea e Alessandro Tesini. Proprio all’ex presidente del Consiglio sarebbe contestato l’ormai famoso set di pentole. Un regalo di rappresentanza tutto da giustificare. Ma il diretto interessato, in serata, smentisce: «Con le pentole non c’entro. Ma se ho fatto regali, questi non avevano alcun tornaconto personale». Tra i democratici nemmeno un triestino o un goriziano finiscono nell’elenco. Per il Pd parla il segretario regionale Debora Serracchiani, candidata alla regionali: «Tutte le mie energie sono a disposizione di un’azione di pulizia e di ricambio che, se necessario, sarà radicale. La nostra comunità non deve subire le conseguenze del comportamento inqualificabile di un gruppo di consiglieri che non hanno saputo onorare la loro carica».

Nella Lega invece gli indagati sono il capogruppo Danilo Narduzzi, Federico Razzini e Enore Picco. Enore Picco ha già ammesso di essere il responsabile dell’acquisto in armeria su cui i pm, a loro volta, hanno già detto di voler far luce. «È vergognoso quello che state facendo, io non ho mai preso una pistola» attacca il leghista.

Gli altri capigruppo non hanno ricevuto nulla. Nulla Paolo Ciani. Nulla Edoardo Sasco. Nulla Roberto Asquini. Nulla Kocijancic. Nulla Alunni Barbarossa dei Cittadini. Nulla Corazza dell’Idv. Nemmeno Rosolen e Ciani che nel gruppo Misto gestivano in proprio la contabilità. Almeno per ora. Perché, come ripetono un po’ tutti, non è affatto finita: la Procura sta ancora lavorando e nuove sorprese, nuovi nomi potrebbero aggiungersi alla lista “nera”.

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