Rinverdita la tradizione del “Maj” a Mossa per i neodiciottenni

Francamente in pochi avrebbero scommesso sulla sopravvivenza sino ai giorni nostri dell’antica tradizione del “Maj”: un’usanza che si perde nella notte dei tempi e che – attraverso il simbolo del rovere, albero robusto e tenace – sottolinea il passaggio dall’adolescenza all’effettiva maturità. L’inesorabile calo delle nascite lasciava ben pochi spazi all’ottimismo. E invece, grazie al fondamentale innesto di fuoriquota, amici e amici degli amici anche quest’anno Mossa può vantare il suo bel Maj, “piantato” non senza fatica nel campo a ridosso dell’ex macello comunale in via Blanchis.
Nonostante il maltempo, il fango ed il freddo, i giovani della classe 2001 di Mossa sono riusciti, dunque, a compiere la piccola impresa di piantare il Maj nell’area verde. Da sabato 4 maggio, infatti, in paese svetta l’albero dei neodiciottenni che hanno rinnovato la tradizione e trascorso in allegria il fine settimana celebrando l’ingresso nella maggiore età assieme a molti ragazzi e amici accorsi anche dai paesi limitrofi.
I ragazzi, inoltre, sono stati ricevuti in municipio dal sindaco di Mossa Elisabetta Feresin e dai rappresentanti dell’amministrazione comunale per un incontro nella sala consiliare durante il quale è stata loro consegnata la Costituzione della Repubblica Italiana, documento fondamentale dello Stato che racchiude i principi cui tutti i cittadini devono far riferimento.
Un momento sicuramente importante e molto sentito dai ragazzi, che hanno partecipato in modo attento e serio all’incontro, dimostrando idee ben chiare e la voglia di essere attivi e presenti nella vita della loro comunità. In via Blanchis, accanto all’ex macello, si sono susseguiti gli arrivi di molti giovani del paese, presi dalla curiosità di constatare l’altezza dell’albero: «No, il nostro era più alto», «Quand’eravamo noi di leva, abbiamo issato un albero da record», le frasi più ricorrenti formulate con il preciso intento di prendersi simpaticamente gioco della classe sotto esame. —
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