«Riprendiamoci il porto L’Authority è circondata»

Cosa fare per il Porto di Trieste? «Sfruttiamo le larghe intese a Roma finchè ci sono». Le dimissioni di Marina Monassi? «Non sono la priorità. Basta che lei si renda conto che il centrodestra non è più al governo a livello locale. Ormai è circondata. Deve imparare a rapportarsi con il centrosinistra». L’ex sindaco Roberto Dipiazza, presidente mancato dell’Autorità portuale, non si smentisce neppure ora che siede in Consiglio regionale. La sua politica resta quella del fare. Pragmatico. Il resto non lo interessa. «Io sono “per”, non “contro”. Non mi interessa chi è da una parte o dall’altra. E importante fare per la città», spiega con piglio deciso. «La questione del piano regolare chiede un chiarimento - aggiunge -. Bisogna attivarsi perché quel piano regolatore vada avanti. Blocca lo sviluppo della città e del porto. Era sospetta questa mancanza da parte del governo. Un ritardo da sanare subito». In che modo? Con una gita nella capitale dice Dipiazza. «Tutti insieme a Roma. La politica insieme con la presidente del Porto: «Salgano su un aereo e chiedano l’approvazione del piano regolare entro due mesi. Abbiamo un governo di centrodestra e di centrosinistra: la cosa si risolve in 10 minuti».
La battaglia per rimuovere la Monassi dalla Torre del Lloyd non gli interessa. «Bloccare non serve a niente. Creare le contrapposizioni da trincea non porta a nulla, Io dico: si vada a Roma tutti assieme. Visto che abbiamo un ministro di destra e un ministro di sinistra e Letta che è un po’ di tutti. Potrebbe essere un momento magico». Un’occasione da non perdere. Le larghe intese potrebbero tornare utili al Porto di Trieste. Nessuno ci aveva davvero pensato.
Su Porto Vecchio, intanto, piovono le manifestazioni di interesse per le concessionianche se è ancora in oiedi quella di Portocittà. Sono 48 in tutto: ci sono gruppi importanti ma anche singoli professionisti interessanti a una concessione nell’area dimenticata. I nomi sono trapelati prima ancora di essere inviati ai membri del Comitato portuale: Regione, Provincia e Comuni di Trieste. «Una casa spiacevole apprenderli dai mezzi di comunicazione, visto che al Comitato portuale di venerdì scorso non se n’è fatto neppure cenno», rileva la presidente della Provincia Maria Teresa Bassa Poropat. Le prime indiscrezioni parlano di due grossi gruppi che, ironia della sorte, pongono condizioni opposte: uno vuole la sdemanializzazione dell’area (con la possibilità dell’edilizia abitativa) e l’altro la conferma integrale del Punto franco. Il primo ruota attorno alla Abb Group (Asea Brown Boveri), multinazionale con sede centrale in Svizzera, progetta Smart Cities, le città intelligenti. Per il Porto Vecchio di Trieste propone uno Smart District, un quartiere intelligente in cui l’elettronica riduca costi ed emissioni e rende servizi ai cittadini. Tra i partner la Holcim, multinazionale del cemento, con sede in Svizzera, Venezia Terminal Passeggeri, emanazione dell’Autorità portuale di Venezia, l’impresa di costruzioni genovese Carena e la cooperativa friulana Idealservice, aderente a Legacoop. L’area richiesta va dal Molo III compreso all’Adriaterminal con il bacino antistante e con una serie di magazzini. Vorrebbero realizzare un piccolo terminal crociere, alberghi, ristoranti, un centro di alta formazione, servizi per la diportistica. L’altro gruppo, dai contorni meno definiti, è la Jesa Investiment Holding di Hong Kong, con sede a Shanghai. Il progetto intende dare attuazione al regime di Porto Franco esistente con un Duty Free e attività di e-commerce, intrattenimento, un polo logistico, un centro finanziario off shore. La Jesa, sostanzialmente società di intermediazione, fa capo a Saro Capozzoli, da 15 anni in Cina e dal 2010 ambasciatore della cultura e dell’Identità del Friuli Venezia Giulia nel mondo. (fa.do.)
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