Ristorazione e bar in apnea, 21 chiusure

La beffa nella città dei buongustai e di “Gusti di frontiera”. Solo 8 le aperture. La concorrenza agguerrita della Slovenia
Bumbaca Gorizia 08.06.2018 Ex Lanterna d'oro © Fotografia di Pierluigi Bumbaca
Bumbaca Gorizia 08.06.2018 Ex Lanterna d'oro © Fotografia di Pierluigi Bumbaca

Il bar Posta chiuso con un corollario di polemiche e mal di pancia. È soltanto l’ultimo della serie. E dire che il settore della somministrazione pareva cavalcare le onde della crisi, funzionava egregiamente, non registrava (almeno all’apparrenza) flessioni di incassi. Insomma, bar, trattorie e ristoranti parevano essere settori immuni alla crisi. Almeno sino al 2008.

Poi, le cose sono cambiate: da quell’anno in poi, si è assitito ad una tremenda sequenza di chiusure. Che continua ancora, nonostante ci siano stati parecchi giovani che, in città, hanno voluto tentare la via dell’apertura di una nuova attività e stanno investendo per migliorare i locali che già ci sono.

La città

di Gusti di frontiera

E nella città di “Gusti di frontiera”, nella capitale del Gran galà dei buongustai, l’ultimo bilancio relativo ad aperture e chiusure è negativo. Senza se e senza ma. Nell’arco del 2017 hanno chiuso soltanto a Gorizia 21 attività e le 8 aperture di nuovi bar, ristoranti o trattorie non sono riuscite a bloccare l’emorragia.

Non solo. Su scala isontina (cioè provinciale), nell’ultimo triennio, le attività da 860 sono diventate 825. Segni “più” non ci sono proprio: un fenomeno che fa il paio con ciò che accade negli altri capoluoghi di provincia regionale. La flessione, altrove, ha le sue motivazioni caso per caso, qui a pesare c’è la concorrenza slovena che ha armi molto ben affilate. “Di là” (soprattutto nell’area della Brda) si stanno sviluppando agriturismi come funghi che, grazie anche a dei menù a basso prezzo, finiscono con il «rubare» clientela alle trattorie e ai locali tipici. A testimoniarlo intervengono le dichiarazioni di alcuni noti ristoratori: la flessione c’è e si ripercuote sul bilancio aperture/chiusure.

Consumi

in calo

La gente risparmia e ha iniziato a centellinare le uscite al bar o le cene in trattoria: è un dato di fatto che non riguarda soltanto la realtà goriziana ma un po’ tutta la provincia isontina. In aiuto ci arrivano, ancora una volta, i dati Infocamere-Stockview della Camera di commercio: le statistiche evidenziano nitidamente una contrazione dei consumi (e, di conseguenza, degli affari) anche fra esercenti e ristoratori.

Del resto, basta essere un attento osservatore delle dinamiche commerciali isontine per scoprire che sono più le serrande che hanno chiuso rispetto a quelle che hanno aperto nell’ambito del comparto della somministrazione. «La gente ha meno soldi da spendere e, per forza di cose, limita le consumazioni – osservano gli esercenti –. Se una volta ci si recava al bar e si sorseggiavano almeno due bevande, oggi ci si limita al caffè o all’acqua minerale: una consumazione e via. Logico che gli incassi diminuiscono». E c’è un altro problema gigantesco e irrisolto: le spese che gravano sulle imprese. La categoria è travolta da balzelli che sono sempre più costosi: dalle bollette di acqua, luce e gas alla tariffa-rifiuti. Sì, sono le spese-fisse il maggior nemico di baristi e ristoratori.

Da non dimenticare (l’abbiamo detto più volte) che Gorizia già vanta la più alta concentrazione di locali per numero di abitanti nella nostra regione. Il nostro territorio, infatti, registra un locale (fra bar e ristoranti) ogni 158 residenti, seguito da Trieste (un locale ogni 159 abitanti), Udine (ogni 179 residenti) e Pordenone (ogni 288 abitanti). La media si abbassa se si prende in considerazione il dato provinciale nel senso che i locali nell’Isontino sono complessivamente 587, ovvero uno ogni 236 abitanti.

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