Ritrovare la città medievale è costato quasi 7 milioni di euro

Sfiora i 7 milioni di euro il costo del restauro del palazzo municipale, secondo le somme definitive tirate dal collaudo tecnico amministrativo dell’opera. Una cifra che non comprende, però, la creazione di un piccolo museo archeologico al piano terra dell'edificio per il quale l'amministrazione comunale ha preventivato un investimento tra i 4 e i 500 mila euro. I privati che si sono aggiudicati la gara per la gestione del Caffè municipio, la società della famiglia Maritani, ha calcolato invece una spesa attorno ai 150 mila euro per completare e arredare lo spazio affacciato su piazza Unità che l'attuale governo cittadino ha voluto rimanesse fedele alla sua vocazione storica, quella di luogo d'incontro aperto alla città.
La trasformazione del municipio, restituito alla comunità a inizio maggio, non è ancora in fieri, a oltre dieci anni dallo sgombero per i problemi di tenuta statica dell'edificio e a oltre sei dell'avvio del percorso per la realizzazione dell'operazione. L'incarico della progettazione alla Cooprogetti di Pordenone risale a giugno del 2012. Da allora, dopo l'affidamento dei lavori del primo lotto e poi del secondo al Consorzio Cooperative Costruzioni di Bologna, sono intervenute tre perizie di variante al quadro economico della prima tranche di lavori e due alla seconda che hanno fatto lievitare i costi delle sole lavorazioni dai 3,841 milioni iniziali ai 5,269 milioni finali. In sostanza, quasi 1 milione e mezzo in più rispetto al quadro iniziale che, però, non poteva comprendere i maggiori costi creati dai ritrovamenti archeologici, responsabili pure di un non marginale allungamenti dei tempi di realizzazione. La prima perizia di variante sul primo lotto, del valore di 286 mila euro, è arrivata a sette mesi dall'aggiudicazione dei lavori, a dicembre del 2014. La seconda approvata due anni dopo è stata ben più corposa, comportando un maggior importo contrattuale di 1.095.988,60 euro (contestualmente viene approvata anche la prima perizia di variante del secondo lotto in diminuzione di 5.452,19 euro). Le modifiche, approvate negli ultimi giorni del 2016 dalla giunta per non interrompere i lavori, si sono rese necessarie proprio per adeguare il progetto dopo i consistenti rinvenimenti archeologici, che hanno imposto di rivedere il lay-out per quanto riguarda sia la messa in sicurezza delle strutture e gli impianti, sia la creazione di uno spazio indipendente per la valorizzazione dei reperti. A seguito dei ritrovamenti delle murature antiche della città di Monfalcone, si è resa necessaria di fatto anche una riprogettazione dell'intero sistema delle fondazioni, con l'obiettivo di preservare e rendere, in alcune aree, fruibili i reperti trovati nel sottosuolo. A incidere sulla seconda perizia di variante è comunque anche l'esigenza di prevedere metodiche diverse di consolidamento delle murature perimetrali, la cui composizione è risultata molto disomogenea. L’attuale governo cittadino ha inoltre chiesto una revisione del progetto anche per non cancellare la storica presenza del Caffè municipio sotto la torre dell’orologio. La modifica del quadro economico ha impattato anche sulla parcella di Cooprogetti passata da poco meno di 700 mila euro a 867.580 euro. Con la terza variante sul primo lotto e la seconda sul secondo l'importo contrattuale con la società esecutrice dei lavori sale di ulteriori 340 mila euro, mentre il costo finale della progettazione e direzione lavori si "assesta" su 955.688 euro. In base al bilancio definitivo del collaudo tecnico e amministrativo dell'opera l'importo delle lavorazione è ammontato a 3.817.868,47 euro di cui 6.505,84 euro per l’eliminazione delle barriere architettoniche, per il secondo lotto a 1.451.245,15 euro di cui 77.172,77 euro per l’eliminazione delle barriere architettoniche. Il quadro complessivo, incluse le spese tecniche, chiude invece a 6.836.263 euro. La spesa è stata coperta con un mutuo da 800 mila euro acceso con la Cassa depositi e prestiti, contributi regionali per 3,3 milioni, circa 2 milioni di avanzo di amministrazione, quindi fondi propri del Comune, come pure altri 300 mila euro derivanti dalla vendita di beni immobiliari di proprietà, mentre altri 320 mila euro circa sono arrivati dal fondo investimenti ordinari dell'Unione territoriale intercomunale (quando il Comune di Monfalcone vi faceva ancora parte). A conferma di quanto sia stata complessa un'operazione che ha restituito però ai monfalconesi una "casa" del tutto rinnovata, anche sotto il profilo tecnologico. —
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