Rittmeyer, 100 anni con i non vedenti

Ricevuti in Municipio i dirigenti dell’Istituto di viale Miramare che festeggia il secolo di vita. Al via una serie di iniziative
Di Pierpaolo Pitich
Lasorte Trieste 04/04/13 - Consiglio Comunale, Centenario Rittmeyer
Lasorte Trieste 04/04/13 - Consiglio Comunale, Centenario Rittmeyer

Un lungo percorso permeato dal prestigio e dall’eccellenza di una Istituzione che si è sempre contraddistinta, nel corso degli anni, dall’elevata qualità dell’attività assistenziale e di integrazione sociale. E’ un compleanno davvero speciale quello festeggiato dall’Istituto Regionale “Rittmeyer” per i Ciechi che quest’anno taglia il traguardo del primo secolo di vita. Un cammino, quello dell’Istituto da sempre impegnato sui temi legati alla disabilità visiva, che ha saputo adattarsi nel migliore dei modi al progresso scientifico e sociale, nonché alle mutate esigenze dell’utenza.

Il calendario delle iniziative in programma per il Centenario è stato illustrato nella cornice del Consiglio Comunale, alla presenza del Sindaco di Trieste Roberto Cosolini, dell’assessore comunale alle Politiche Sociali Laura Famulari e dei vertici del “Rittmeyer”, vale a dire il Presidente Hubert Perfler ed il Direttore Generale Elena Weber. «Siamo qui a festeggiare un Istituto prezioso per la città e per l’intera comunità e dunque non ci poteva essere cornice più degna per celebrare questo compleanno importante - ha dichiarato Cosolini -. Il programma delle manifestazioni è stato realizzato con una grande ricchezza di idee e mi sento di dire che la mancanza di risorse, che tutti noi stiamo vivendo in questo delicato momento, è stata affrontata e superata in modo brillante, attraverso un calendario pregno di iniziative prestigiose».

Concetti ripresi anche dall’assessore Famulari che ha parlato di «un’occasione importante che va a celebrare un Istituto che rappresenta un autentico patrimonio per Trieste e che merita di essere visitato e vissuto da tutti i cittadini». L’Istituto, nato nel 1913 grazie alla munifica donazione della baronessa Cecilia de Rittmeyer, particolarmente sensibile alle questioni legate alla minorazione visiva, nello spirito del mecenatismo protestante, ha iniziato la sua attività come centro assistenziale per ciechi, per poi trasformarsi gradualmente, intorno agli anni ‘20 e ’30, in Ente educativo. Negli anni 70 una prima svolta storica, con la creazione di un nucleo dedicato alle persone con pluridisabilità, seguito dall’attivazione di un laboratorio occupazionale mirato al miglioramento e all’ulteriore sviluppo delle specifiche capacità. Qualche anno più tardi, un altro passo coraggioso per l’Istituto, tra i primi in Europa a sviluppare l’integrazione scolastica, il supporto agli insegnanti di sostegno e la programmazione di attività in parallelo e a completamento di quelle condotte in aula. «Il Rittmeyer è stato tra i primi ad invertire questo tipo di percorso ed a portare la scuola pubblica all’interno dell’Istituto, mettendo a disposizione di ciechi e ipovedenti tutto il materiale necessario per lo studio, in linea con i crismi della modernità - ha sottolineato il presidente Hubert Perfler -. Per fare un esempio, oggi si lavora molto sulla tecnologia in internet, con la creazione di siti paralleli che possano essere accessibili e fruibili anche per le persone con disabilità visive, cercando di eliminare la parte grafica e potenziando, fino a dove è possibile, la sezione squisitamente descrittiva». Attualmente sono circa un centinaio gli ospiti seguiti dall’Istituto, a coprire una fascia d’età che va dai bambini fino agli anziani, cui si aggiungono una cinquantina tra educatori, operatori assistenziali e personale amministrativo. Le attività del Rittmeyer si esplicano nell’area riabilitativo-educativa, in cui si inseriscono dei percorsi personalizzati mirati a sviluppare il grado di indipendenza dell’individuo, per continuare con l’area didattico-formativa, dove trovano spazio i servizi scolastici ed i corsi professionali di avviamento al lavoro, fino ad arrivare all’area dedicata ai laboratori occupazionali per minorati della vista con disabilità aggiuntive, sotto la guida di assistenti ed educatori specializzati. Da qualche anno infine è attiva anche una Residenza per anziani non vedenti, cui si aggiunge un centro diurno socio-ricreativo. «Quello che fino ad un secolo fa sembrava un progetto impossibile da realizzare, adesso, grazie anche al lavoro svolto dal Rittmeyer, è una splendida realtà - ha concluso Perfler -. Mi riferisco cioè alla completa integrazione nella società moderna di tutte le persone con disabilità visiva, che un tempo vivevano da emarginati ed oggi invece hanno la stessa dignità, sul piano della vita autonoma e del lavoro, al pari di tutti gli altri cittadini».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Il Piccolo