Rivoluzione green nella pesca Cassette e reste biodegradabili
Fino a tutti gli anni ’60 dello scorso secolo la pesca a Monfalcone e nel golfo di Trieste era un’attività del tutto biocompatibile. Perlomeno per i materiali utilizzati: cotone per le reti, paglia per le reste su cui far crescere le cozze, legno per le cassette in cui sistemare il pescato. Poi la plastica ha avuto la meglio, con le conseguenze devastanti di cui i pescatori si sono presto accorti. Se un ritorno al passato non è praticabile, per costi e tempo da dedicare alla manutenzione, uno scatto in avanti sì ed è quello che la Cooperativa pescatori ha già iniziato a compiere, alleandosi con le Università di Trieste e Udine da un lato e Legambiente Monfalcone dall’altro. Una collaborazione quella con l’associazione ambientalista che si è concretizzata nell’ambito della manifestazione Promomare, durante la quale Legambiente ha presentato una cassetta per il pescato non più in polistirolo, ma in Biofoam, un materiale biodegradabile e compostabile.
La cassetta viene prodotta, per ora, solo in Olanda, ma prossimamente lo sarà anche in Italia. Legambiente, con il ricavato dell’offerta libera raccolta per l’ingresso allo spettacolo teatrale “Adriatico blues”, inserito in Promomare, ne acquisterà alcune centinaia e le affiderà presto alla Cooperativa pescatori di Monfalcone per effettuare una sperimentazione che avrà luogo nei prossimi mesi, in modo da “testarne” le caratteristiche e, auspicabilmente, sostituire via via quelle in polistirolo. «La cooperativa a sua volta consegnerà le cassette ai pescatori che le useranno per portare il pescato nelle pescherie della città e del territorio circostante – spiega Michele Doz per la Cooperativa pescatori –. Vogliamo poi verificare con l’Azienda sanitaria se le cassette siano sanificabili e quindi riutilizzabili prima di essere conferite nella frazione umida»
Con l’università e l’azienda olandese produttrice di materiali in acido polilattico derivato dal mais la cooperativa testerà invece, sempre entro l’anno, delle reste biodegradabili in un impianto pilota, davanti Canovella de’ Zoppoli. «È un materiale che costa il triplo rispetto alla plastica e, ovviamente, dura di meno – afferma Doz –, ma l’operazione può diventare sostenibile anche sotto il profilo economico nel momento in cui saremo bravi a coinvolgere i consumatori, chiedendo un prezzo un po’ più alto per un prodotto che, però, rispetta l’ambiente».
La sperimentazione si dirà comunque riuscita se le nuove reste in acido polilattico dimostreranno di essere resistenti a sufficienza da reggere delle cattive condizioni meteomarine. «Non a caso la verifica durerà un anno, tanto quanto un ciclo completo di crescita e raccolta delle cozze», dice Doz. Al momento non si è invece riusciti a impiegare il materiale per produrre anche reti da pesca, ora in nylon, sottilissimo, e quindi soggette a strapparsi molto facilmente, provocando il fenomeno delle cosiddette “reti fantasma” e seri danni alla fauna marina. Il progetto di Legambiente coinvolgerà la Cooperativa pescatori anche in un programma di incontri con gli istituti scolastici del Monfalconese, dal titolo “Un mare di alieni!”, per raccontare come si è evoluta e come ha dovuto adattarsi la pesca negli ultimi decenni. —
Riproduzione riservata © Il Piccolo








