Rom ammazzato, paura a Fiume

FIUME. L’uccisione del 29enne rom Ramadan Mutishi, avvenuta giovedì pomeriggio in via Andrea Benussi, nel rione fiumano di Podmurvize, ha evidenziato in modo tragico gli attriti presenti da anni tra gli appartenenti a questa comunità nazionale e i giovani croati dei quartieri di Podmurvize e Torretta.
Un qualcosa che si può anche definire odio e intolleranza, a sentire la gente e a leggere quanto appare sulle reti sociali e sui portali Internet, dove a lanciarsi quotidianamente messaggi a dir poco bellicosi sono i giovani rom residenti nell’insediamento di Rujeviza e i loro coetanei croati dei rioni adiacenti.
Ramadan Mutishi, padre di cinque figli, è stato accoltellato a morte dal 23enne Marin Ikica proprio in via Benussi, un colpo che ha squarciato il cuore del rom, senza dargli possibilità di scampo, con Ramadan deceduto non appena arrivato al centro clinico ospedaliero di Fiume.
Il 29 enne era arrivato sotto l’abitazione di Ikica (consegnatosi alle forze di polizia sei ore dopo l’accoltellamento) accompagnato da due suoi fratelli. Tutti e tre avevano delle mazze da baseball, segno che c’erano pochi spiragli per un dialogo che avrebbe dovuto sedare gli animi, contribuendo a superare i problemi tra questi giovani.
Qualche giorno prima c’era stata infatti una zuffa tra rom e croati di via Benussi, con un ferito tra gli appartenenti al popolo di maggioranza.
Marin era sceso in strada e, dopo che la situazione stava degenerando, aveva vibrato il colpo mortale, uno solo, con Mutishi ferito al petto. Inferta la pugnalata, il 23enne era fuggito, salvo poi consegnarsi spontaneamente alle forze dell’ordine intorno alle 21.30 di giovedì. Ora si trova in carcere, colpito da ordine di custodia cautelare. I due più alti esponenti della comunità rom presente a Fiume, Surija Memeti e Sadik Krasnichi, hanno chiesto calma e moderazione ad entrambe le parti. «Sediamo attorno ad un tavolo e parliamoci chiaro – hanno dichiarato in coro – dobbiamo eliminare queste ruggini che rischiano di far precipitare la situazione, la qual cosa potrebbe avere conseguenze inimmaginabili.
Basta con gli inviti al linciaggio, alle vendette e peggio. Siamo nati a Fiume, noi rom, e qui vogliamo restare, piaccia a qualcuno oppure no».
Quindi Krasnichi si è scusato a nome della sua comunità per quanto combinato negli ultimi mesi ed anni dai suoi appartenenti. «Mi chiedo però – ha concluso – cosa sarebbe successo a parti inverse, ossia se un rom avesse ucciso un croato». Comunque in città la tensione resta molto alta e basterebbe una scintilla per far esplodere incidenti e pericolose vendette.
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