Romoli scrive a Rossi (Pd): sensibilizzi i “suoi” sindaci
«Ritengo che la situazione legata alla presenza a Gorizia di un numero esagerato di richiedenti asilo politico (addirittura 250-260 a fronte di un totale di circa 800 presenti in tutta la Regione!) non sia più sostenibile».
Inizia così una lettera che il sindaco Ettore Romoli ha indirizzato a Marco Rossi, segretario provinciale del Pd. «Come ho già avuto modo di scrivere anche al ministro dell’Interno, al prefetto e al presidente della Regione, il “carico” che questa città è chiamata a sopportare (soprattutto a seguito della creazione della tendopoli in via Brass) è sin troppo oneroso, considerato che Gorizia, entro il suo territorio, a differenza di molte altre realtà della provincia e della regione, da tempo accoglie un cospicuo numero di profughi in conventi, alberghi e altre strutture fisse. Considerato che lungo le rive dell’Isonzo stiamo assistendo alla formazione di nuovi accampamenti abusivi che danno rifugio ad un numero imprecisato di persone e che il flusso di immigrati non andrà diminuendo nei prossimi mesi, ritengo che solo una equa distribuzione dei profughi su tutto il territorio provinciale (e regionale) possa rappresentare una soluzione seria ed onesta (benché parziale) di questo delicato problema».
Rivela Romoli: «Quotidianamente si rivolgono a me cittadini che mi manifestano tutto il loro disagio e le loro preoccupazioni: perché la tendopoli (che sembra verrà dismessa nelle prossime ore), nonostante alla popolazione fosse stato garantito che essa sarebbe stata mantenuta per un massimo di 15 giorni, ad oggi è ancora presente e perché il numero di richiedenti asilo che arriva in città continua inesorabilmente a crescere... Mi rivolgo, pertanto, a Lei affinché voglia attivarsi quanto prima con i sindaci Pd della Provincia (che rappresentano la maggioranza!) affinché si rendano concretamente disponibili ad affrontare questa emergenza e individuino delle strutture idonee ove trasferire i richiedenti asilo politico abusivamente accampati lungo l’Isonzo. Anche perché, richiamando la lettera che l’assessore provinciale Cecot ha scritto alla Presidente della Camera dei Deputati, nella quale si legge tra l'altro “Da qualche settimana 94 persone, richiedenti asilo politico, vivevano nel fango sotto la pioggia, accampati sull’Isonzo, fiume sacro alla Patria, divorati da insetti, circondati da topi, bevendo l’acqua del nostro fiume, in cui è vietata la balneazione. Tutto ciò sotto lo sguardo cieco della città ed ancor peggio del Comune di Gorizia, che per posizione ideologiche rinnega qualsiasi coinvolgimento o responsabilità nella gestione del fenomeno immigrazione”, c’è il serio rischio che anche questi sindaci, qualora non garantiscano la propria disponibilità (e finora non l’hanno fatto in molti!), vengano inseriti, come il sottoscritto, tra coloro che, per ideologia, appaiono del tutto insensibili».
(fra.fa.)
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