Rotta balcanica chiusa: ma Merkel non ci sta

LUBIANA. Lei ha aperto le porte della Germania a centinaia di migliaia di profughi. Ora però rischia di essere “seppellita” dalla sua stessa decisione. Una cosa è certa: in Europa la decisione dei Ventotto di chiudere la rotta blacanica l’ha fortemente spiazzata. Così la cancelliera tedesca Angela Merkel senza peli sulla lingua ha criticato le recenti chiusure dei confini sulla rotta balcanica seguita dai migranti.
Merkel ha indicato che «il problema non è risolto da uno che decide». Si deve piuttosto trovare un accordo che aiuti tutti i 28 Paesi, ha affermato Merkel, aggiungendo che a seguito della chiusura dei confini sulla rotta balcanica attualmente arrivano meno profughi in Germania, ma d'altra parte diventa più difficile la situazione in Grecia. In questo ambito la cancelliera ha sottolineato l'importanza di un accordo con la Turchia. «Se non riusciamo a trovare un accordo con la Turchia, allora la Grecia non riuscirà a sostenere questo carico», ha rilevato Merkel, che ha detto che i profughi che si trovano adesso in Grecia non saranno rimandati in Turchia con la forza.
E la Merkel ha ragione, anche perché ieri Ankara ha fatto capire che non diventerà l’hot spot europeo dei migranti. La Turchia, infatti, fa sapere che, nel quadro del progetto di accordo discusso lunedì con l’Ue, le riammissioni ammonteranno a «decine di migliaia» di persone, non «milioni». Non solo: Ankara non riprenderà i migranti che già si trovano sulle isole greche. Il ministro degli Esteri turco, Volkan Bozkir, ha fissato il primo maggio come data a partire dalla quale Ankara inizierà ad adempiere agli impegni presi a Bruxelles, definendo «un passo storico» il riavvicinamento alle istituzioni europee e specificando che il governo andrà avanti «con o senza l’appoggio dell’opposizione». Il ministro ha anche specificato che agli Stati europei non sarà concesso di selezionare i rifugiati da accogliere sul proprio suolo in base al grado di istruzione, perchè l’agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr) svolgerà da supervisore e garante nel processo.
Onu che, peraltro continua ad esprimere perplessità proprio sull’accordo Ue-Turchia. L’Alto commissario delle Nazioni unite per i Diritti umani, Zeid Raad Al Hussein, ha espresso preoccupazione sul fatto che l’accordo possa portare a «espulsioni collettive e arbitrarie», illegali secondo la legge internazionale. Nel suo discorso annuale al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni unite, ha chiesto all’Ue di adottare un «set di misure più umane e più rispettose dei diritti umani». E fortemente critica resta anche la posizione della Grecia. Atene accusa che l’Ue non è stata unita sulle decisioni relative alla rotta balcanica che, secondo il ministro per la Migrazione, Janis Muzalas è stata chiusa su decisione di singoli Paesi e non dei Ventotto (brucia ancora l’esclusione dall’ultima riunione a Vienna del gruppo di Višegrad). E il dito accusatore viene puntato soprattutto contro il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk reo, secondo Atene, di approvare questa sorta di politica certamente «poco europea».
A Bruxelles intanto si riparla di riccolocamenti. «Sui ricollocamenti dobbiamo arrivare al ritmo di 6mila» richiedenti asilo «al mese» da Grecia e da Italia. È questo «l'obiettivo» fissato ieri dal commissario europeo all'Immigrazione Dimitris Avramopoulos, che si dice «ottimista» sulla possibilità di raggiungere il target, nonostante da settembre ad oggi i ricollocamenti effettuati siano stati in tutto 885, di cui 287 la settimana scorsa, di questi 241 dalla Grecia. «Se il meccanismo dei ricollocamenti non funziona, tutto il sistema crolla», avverte il commissario.
E la Slovenia risponde: «Presente». Lubiana si aspetta di ricevere i primi 40 migranti, previsti dalle quote di ricollocazione dell’Unione europea, nel mese di aprile. Lo ha annunciato Bostjan Šefic, sottosegretario agli Interni. La Slovenia, il più piccolo Stato sulla rotta migratoria dei Balcani, si è impegnata lo scorso anno ad accogliere 587 rifugiati avvertendo che avrebbe cominciato le operazioni una volta chiusa la rotta dei Balcanì. Negli ultimi cinque giorni nessun migrante è arrivato in Slovenia, dopo che la Macedonia ha chiuso il confine con la Grecia, in linea con un accordo raggiunto al vertice Ue di lunedì. Šefic ha fatto sapere che 349 migranti sarebbero arrivati in Slovenia dalla Grecia, 218 dall’Italia e 20 da altri Stati. «Una volta che ricevono lo stato (di asilo), i migranti saranno inclusi in programmi di integrazione», ha aggiunto il sottosegretario, spiegando che i rifugiati saranno accolti 50 al mese fino ad agosto 2017.
A Idomeni intanto, sul confine tra Grecia e Macedonia, dopo il blocco della rotta balcanica la situazione è oramai tragica. Una settantina di bambini migranti che da settimane vivono in condizioni insostenibili nel campo sono stati portati in ospedale con sintomi di febbre e diarrea. I responsabili greci che hanno preso in cura i piccoli hanno assicurato che non vi sono pericoli di contagio. A Idomeni restano ammassati circa 15 mila persone che continuano a sperare e a premere perché sia loro consentito di entrare in Macedonia e proseguire il viaggio verso Germania e altri Paesi del nord Europa. Le condizioni di vita nel campo si deteriorano di giorno in giorno, con freddo pioggia, scarsità di cibo e una situazione igienico-sanitaria insostenibile.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Piccolo









