Sacchi di rifiuti attira-cinghiali Nuovo raid in via Lungo Isonzo

Questa volta non si sono scatenati sui campi coltivati o sul prato di qualche giardino, ma hanno messo sottosopra il vialetto d’accesso a un gruppo di condomini e hanno fatto scompiglio in mezzo ai rifiuti. L’ultima scorribanda dei cinghiali in città, in ordine di tempo, è quella che nella notte tra domenica e lunedì ha svegliato diversi residenti degli stabili di via Lungo Isonzo Argentina 101. Che, dopo ripetute segnalazioni anche agli uomini della Forestale, ora sfogano tutta la loro frustrazione e la rabbia nei confronti degli ungulati. «Li ho sentiti poco prima della mezzanotte – racconta Mario, che parla anche a nome di molti altri residenti –, e se ne sono accorti anche i tanti cagnolini che vivono nel condominio, che hanno iniziato ad abbaiare spaventati. Due o tre grossi cinghiali nei pressi dei cassonetti dell’immondizia, hanno rovesciato tutto e scavato per trovare qualcosa da mangiare. Con le torce li abbiamo illuminati, e a quel punto, spaventati, sono scappati lungo la scarpata che scende all’Isonzo».
Non è la prima volta che succede, e anzi questa è già la terza segnalazione di questo tipo da parte dei residenti, che individuano nei rifiuti il motivo dei raid degli animali. «Sarebbe sufficiente aumentare il numero dei cassonetti – dice Mario –, per far sì che chi abita qui non sia costretto a lasciare a terra i sacchetti con le immondizie, che sono ciò che attira i cinghiali. Noi siamo stufi di questa situazione, e preoccupati, visto che qui vivono anche diversi bambini oltre ai nostri animali da compagnia».
Resta il fatto che un po’ ovunque, nei quartieri periferici della città, la convivenza tra umani e cinghiali sia diventata un vero problema. Sul quale ora intervengono anche gli animalisti, chiedendo l’apertura di un tavolo di confronto. «Sappiamo che c’è stata anche una proposta da parte del sindaco Ziberna di liberalizzare l’abbattimento dei cinghiali di classe zero, ovvero sotto l’anno di età, per cercare di contenere il loro numero – dice Giancarlo Karlovini, del Movimento animalista –. Questa posizione estrema non può trovarci d’accordo, e l’abbattimento indiscriminato non può essere l’unica soluzione. Siamo però consci del fatto che il problema esista, e sarà sempre più importante perché i centri abitati continuano ad espandersi anche nelle aree verdi che rappresentano l’habitat dei cinghiali e di tutto il resto della fauna. Serve dunque un confronto approfondito, e chiediamo venga attivato un tavolo tra istituzioni, associazioni ambientaliste e animaliste, veterinari, cacciatori e tutte le realtà interessate alla questione, anche a livello transfrontaliero».
Gli animali, infatti, non conoscono confini, e il loro passaggio tra i boschi italiani e quelli sloveni è continuo. Ecco perché la situazione non può essere affrontata solo da una delle due parti del confine. –
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