Salvini lancia da Trieste le pattuglie congiunte

TRIESTE. Il ministro dell’Interno e vicepremier Matteo Salvini lancia da Trieste i pattugliamenti congiunti tra Italia, Slovenia e Croazia. E promette quaranta uomini di rinforzo per i controlli alla frontiera italo-slovena. Ecco la cronaca della giornata di ieri, venerdì 5 luglio, durante la quale si è parlato anche di Cpr ed è stata siglata un’intesa regionale sui rimpatri volontari assistiti.
Alle 11.30 Salvini è appena arrivato in piazza Unità. Davanti alla Prefettura lo aspettano il presidente della Regione Massimiliano Fedriga e il commissario di governo a Trieste Valerio Valenti. Segue un colloquio a porte chiuse, di circa trenta minuti. A mezzogiorno il vicepremier fa in tempo a twittare: «Ora al lavoro a Trieste con il governatore Fedriga. Obiettivo: più uomini e più mezzi per sigillare il confine con la Slovenia e fermare definitivamente l’ingresso di immigrati clandestini».
Poco dopo esce dal palazzo prefettizio e si dirige verso quello della Regione, dall’altra parte della piazza. Lo seguono Fedriga, lo staff, gli operatori dei media e i fan. All’interno dell’edificio è ammessa solo la delegazione politica. All’esterno, invece, ad attendere il vicepremier c’è un piccolo gruppo di manifestanti antifascisti (vedi articolo a fianco).
Dopo che le porte della sede della giunta regionale si sono chiuse dietro a Salvini, quello che accade è l’incontro con il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó. Il tema è la portualità, con l’accordo sull’area ex Teseco. Nella conferenza stampa che segue, tuttavia, il ministro dell’Interno parla anche di altro. Presto ritorna sul suo cavallo di battaglia, ovvero l’immigrazione, e dichiara: «Stamattina ho sentito i miei omologhi sloveno e croato, perché i confini sono aperti per scambiare merci e non problemi. Ecco il senso della mia visita a Trieste: l’obiettivo è avere pattuglie congiunte tra Italia, Slovenia e Croazia. Speriamo di non arrivare a sospendere Schengen».
I giornalisti hanno poi la possibilità di porre delle domande al vicepremier leghista che, interrogato a proposito di eventuali barriere fisiche e tecnologie avanzate sul confine orientale italiano, specifica: «Sia queste opzioni, sia l’eventuale sospensione di Schengen saranno valutate tra qualche settimana. Il pattugliamento misto dei confini è partito pochi giorni fa: vedremo se sarà sufficiente o meno la presenza umana».
A tale scopo, fa sapere Salvini, il Viminale si appresta a inviare quaranta uomini a rinforzo dei controlli sul confine italo-sloveno. E aggiunge: «Conto su di un maggior intervento di Slovenia e Croazia. Zagabria si sta avviando all’ingresso nell’area Schengen e, dal primo gennaio, sarà alla presidenza del Consiglio europeo. Ovviamente da un Paese che ha simili responsabilità il minimo che ci aspettiamo è un maggiore controllo della frontiera con la Bosnia Erzegovina: vedrò il mio collega croato tra dieci giorni».
Il riferimento è alla riunione dei ministri della giustizia e degli affari interni degli Stati membri dell’Ue, il 18 luglio a Helsinki: tra gli argomenti in agenda c’è anche il futuro delle politiche migratorie. In quell’occasione il titolare del Viminale conta di confrontarsi, nello specifico, con i suoi omologhi sloveno e croato. A chi gli chiede se preveda potenziali ulteriori strumenti di dissuasione all’immigrazione rispetto a quelli appena descritti, Salvini risponde: «Ne ho parlato anche con il collega ungherese ma al momento spero di non arrivare a tanto».
Afferma inoltre che «entro poche settimane si chiuderanno le procedure» per la riconversione del Cie di Gradisca d’Isonzo in Centro di permanenza per il rimpatrio. Il pomeriggio si torna in Prefettura. Qui viene annunciato, tra le altre cose, lo stanziamento di 5 milioni di euro del fondo ministeriale “asilo migrazione e integrazione” per i rimpatri volontari assistiti dei migranti presenti in Friuli Venezia Giulia. —
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