Sanità, ancora toni alti: «Il super-ospedale di Fedriga non esiste»

«Il super ospedale di cui parla Fedriga non esiste». Ne è convito Francesco Martines, sindaco di Palmanova, dopo aver letto l’emendamento inserito nella legge omnibus sul futuro assetto della sanità nella Bassa Friulana. Afferma infatti il primo cittadino: «Il presidente della Regione fa grandi proclami in diretta su Facebook ma dopo, sulla carta, in una legge del Consiglio regionale, fa inserire solo poche e generiche indicazioni di massima… Il nostro ospedale, oltre a perdere il suo Punto nascita, diventerà succursale di quello di Udine e di quello di Monfalcone. I medici migliori scappano da reti ospedaliere impoverite. Nel testo di legge non si parla di un ospedale a valenza regionale, non si parla della Soc di Anestesia e rianimazione, si parla di funzioni e non di strutture complesse con primariati, non si parla di week surgery. Non si aggiunge nulla a ciò che già c’è ora. Anzi si spacciano per grandi novità la struttura operativa di emergenza sanitaria e il centro unico di produzione di emocomponenti che nulla hanno a che fare con l’ospedale ma cha fanno capo all’Azienda zero».
Martines si rivolge anche ai consiglieri regionali del territorio, Di Bert, Budai e Mattiussi che hanno votato «a favore della chiusura del Punto nascita di Palmanova e a favore della bufala di questo fantomatico super ospedale. Questo è solo un primo atto che andrà a demolire la sanità della Bassa Friulana a favore solo di Udine e Monfalcone». Secondo il sindaco della città stellata al momento di iniziare (a gennaio) il lavoro all’interno della nuova azienda udinese, Palmanova non conterà più nulla.
«Questa – conclude – non è una guerra tra Palmanova e Latisana, ma anzi una battaglia dei due centri uniti per salvare tutto il sistema della Bassa Friulana».
Critica sul metodo che ha portato alla scelta di spostare il punto nascita da Palmanova a Latisana, la Cgil Udine che, tramite il segretario generale Natalino Giacomini, commenta: «Chiudere un punto nascite da quasi 800 parti l’anno per riaprirne uno che nell’ultimo anno intero di attività si collocava a quota 450, infatti, è una scommessa che imponeva un confronto non solo con le comunità coinvolte, ma con tutti i portatori d’interesse. Più che il frutto di una programmazione ragionata questa scelta appare come un blitz, e la scelta di inserire il provvedimento in una legge omnibus rafforza questa sensazione», evidenzia in una nota il rappresentante sindacale.
La Cgil non ne fa una questione di campanile, ma rimarca che in gioco c’è la sicurezza di mamme e bambini. «Se la scelta cade su Latisana – spiega ancora il segretario – la Regione dovrebbe quindi innanzitutto spiegare perché, e su quali basi, pensa che questa struttura, pur in un contesto di forte denatalità, possa tornare stabilmente oltre quelle cinquecento nascite che vengono considerate la soglia di sicurezza sulla base degli standard internazionali». —
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