Scalo di Monfalcone paralizzato per 48 ore

MONFALCONE. Due giornate di sciopero in porto a Monfalcone, il 9 e 10 luglio (dalla mezzanotte in poi), probabilmente il blocco completo dello scalo con il presidio dei cancelli, contro il precariato che dilaga tra i lavoratori portuali e il disastro sul fronte delle infrastrutture (banchine, escavo, concessioni incerte, traffici che languono per la mancanza di misure di rilancio, governance nel caos), un panorama che non trova alcuna risposta da parte delle istituzioni in primis dalla Regione che ha la responsabilità per legge e che finora non sembra aver dato alcun segno politico concreto.
A memoria di sindacato almeno non si ricorda finora uno sciopero di due giornate in porto, ma la situazione, lo dicono sia i sindacati che gli stessi operatori, ha raggiunto il limite e lo scalo, a causa anche dei lavori in corso interni, è ormai alla paralisi. Principale causa della tensione la rottura delle trattative tra i sindacati e la Compagnia portuale di Monfalcone sull’accordo di secondo livello, sul lavoro precario nello scalo «che ha raggiunto un livello di flessibilità che è il più alto d’Italia« e sui rischi occupazionali. Lo stop al confronto risale a qualche settimana fa, dopo uno sciopero di una giornata non c’è stata alcuna intesa nelle trattative tra sindacati e azienda, ricordano i segretari della Filt-Cgil Valentino Lorelli e quello della Uiltrasporti Mauro Zentilin, le rispettive controproposte sono state respinte dalle parti. «Non siamo riusciti a trovare una mediazione sulle posizioni - commenta sconsolato Lorelli - non ci restavano altre alternative per continuare la lotta che lo sciopero, non abbiamo altre armi». Una protesta diretta ai vertici della Compagnia portuale, ma in realtà che vede sotto accusa tutti gli operatori del porto, oltre 300 che lavorano tra Cetal, Midolini fino a Marter. A testimonianza di ciò c’è il blocco totale dello scalo durante l’ultimo sciopero che ha visto l’adesione di praticamente il 100% dei lavoratori.
I sindacati accusano le aziende di utilizzare in maniera “estrema” la legge 84/94 sul fronte dei lavoratori precari che avrebbero dovuto essere utilizzati (persone a termine con contratti interinali) per i picchi straordinari di lavoro e che invece vengono utilizzati normalmente rendendo precari i posti di lavoro in porto. Come se non bastasse c’è anche la crisi, i lavoratori della Compagnia lavorano con il contratto di solidarietà e il futuro non è affatto roseo. «Mi sento impotente e profondamente dispiaciuto - commenta l’ad della Compagnia portuale Riccardo Scaramelli -, sono preoccupato e mi sento vicino ai lavoratori sui problemi dell’occupazione. Noi stessi vorremmo fare di più ma la situazione in porto non ce lo permette, non abbiamo garanzie da nessuna istituzione su concessioni e infrastrutture, l’escavo è un miraggio, i traffici stanno calando mentre parte della cellulosa si è già trasferita a Livorno. La situazione è grave e i noi da soli non ce la facciamo».
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